Dov'è tuo fratello? Religioni in dialogo

Di Paola Conti, Toscana Oggi, 23 ottobre 2016

La presentazione del libro «Dov’è tuo fratello?» di Silvio Calzolari, storico delle religioni, e don Paolo Tarchi, parroco a S. Martino a Mensola (Fiesole), è stata l’occasione di una bella serata in Valdarno, per la precisione a Terranuova Bracciolini. Il tema è stato affrontato dai due autori insieme al Rabbino Rav Joseph Levi e all’Imam di Firenze Elzer Izzedin, nell’ambito del dialogo interreligioso fra Ebraismo, Cristianesimo e Islam.

Un libro nato dalla spontaneità del bisogno di porsi interrogativi in un mondo della «globalizzazione dell’indifferenza», che necessita di «lavorare tutti insieme per globalizzare la fraternità, condizione indispensabile per giungere alla pace», come ricorda Mons. Nunzio Galantino, segretario Generale della Cei, con le parole di Papa Francesco, nella prefazione. Mentre la postfazione del vescovo Mario Meini, vicepresidente Cei, contiene la sintesi di ciò a cui il dialogo del libro intende arrivare: «la misericordia di Dio è salvezza per tutti. Secondo la volontà di Dio, nessuno è escluso dal suo progetto di benedizione». La lettura è resa agile da quattro fondamentali domande che, oggi, in questo tempo attraversato non solo da indifferenza ma anche odio, pregiudizi e violenza, tanto da far affermare a Papa Francesco «di essere di fronte ad una sorta di terza guerra mondiale combattuta a pezzi», ciascuno, anche non appartenente a religioni monoteiste, ha il dovere di porsi.

Il conduttore della serata, Gianfranco Donato, docente di Religione, presso il Liceo «B. Varchi» ha seguito il canovaccio del libro, dando spazio agli autori, due dei protagonisti che si sono interrogati sui contenuti. Un video ha ricordato l’eccidio commesso in Bosnia-Srebrenica durante la guerra con la Serbia di oltre 8.000 vittime, con la testimonianza di due mamme in occasione dei funerali che ogni anno si celebrano l’11 luglio per la vittima il cui corpo è venuto a ricomporsi, in base ad un lungo processo identificativo.

Come nasce il libro e cosa c’entrano Caino e Abele?
Mons. Paolo Tarchi: «La ripresa dell’esperienza, dopo molti anni, all’Opera “G. La Pira” nei campi estivi “La Vela”, dove giovani di nazionalità diverse si incontrano e vivono insieme, mi ha dato occasione di conoscere il Rabbino Levi e l’Iman Izzedin, e l’idea per affrontare con loro il tema della fraternità, centrato da Papa Francesco. La parola chiave dialogo trova collocazione nei documenti papali di: Benedetto XVI, Francesco e di Giorgio La Pira. La fraternità di Caino e Abele viene sconvolta dall’uccisione di Abele. Un fatto che ci riporta all’attualità, una realtà che parte da lontano e ci interroga su cosa spinge a non riconoscere la fraternità, identità di appartenenza alla famiglia umana».

Quale significato ha la parola fraternità nelle religioni monoteistiche?
Silvio Calzolari: «Premettendo che non è stato facile mettere insieme persone e contenuti diversi, sono venute fuori cose interessanti. Il problema di fondo è stato: chi è mio fratello? Fraternità e fratellanza sono parole accettate da tutti, con un’evoluzione che parte dai tempi biblici, quando fratellanza indicava vincolo di sangue. Nel Libro de Levitico si includeva anche l’amore per il forestiero, escluso poi nella tradizione ebraica. Con Gesù si arriva ad elevare fratelli chi condivide la stessa fede, allargando tale concetto con la parabola del Buon Samaritano, la cui solidarietà travalica ogni concetto di parentela, amicizia e altro».

Esiste nelle altre religioni un concetto analogo a quello della religione cristiana?
«Sì e no: nella tradizione ebraica, razza e etnia prendono il sopravvento, al di là di quanto espresso nel Levitico. Riferire la discendenza ad Abramo per gli ebrei e a Noè per quella universale comporta somiglianza e differenza. Nel mondo musulmano la parola fratello non esiste, quella che più si avvicina, indica proprio vicinanza. Quando si parla di fratelli musulmani si tratta di un
partito politico. L’amore che dovremmo aver tutti è un’affermazione con tanti distinguo. Si opera una dicotomia fra musulmano e non musulmano. Tuttavia in una Sura del Corano si afferma che Dio ha fatto tante religioni, vie che conducono all’unico Dio. Nelle religioni orientali, il concetto di fratellanza, ammesso solo per fratelli della stessa fede, si stempera in empatia e compassione, per questo il Buddismo e l’Induismo non hanno mai prodotto una Dottrina Sociale della Chiesa perché non esiste fratellanza».

Quando la Chiesa ha sottolineato il dialogo interreligioso?
Calzolari: «Nel 1963, “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII, in un contesto di grandi tensioni, mise l’accento sul valore della famiglia umana, (oltre che su quello della donna e del lavoro). Tutto confluì nel Concilio Vaticano II, cammino che la Chiesa prosegue con tanti altri segni e gesti dei successivi Pontefici, più che con le parole: dalla prima visita alla Sinagoga di Giovanni Paolo II al discorso di Francesco nella Moschea, mai permesso prima».

Tarchi: «Le religioni hanno importanza vitale per la pace nel mondo, lo stare insieme ci fa capire chi siamo, permettendo di avvicinarci sempre più. Ricordando l’uccisione dei 7 monaci in Algeria (1996) ha affermato: il sangue dei martiri costituisce il futuro dell’umanità».

Che ruolo ha il fondamentalismo nelle varie esperienze religiose?
Calzolari: «Il concetto nasce nel cristianesimo nel periodo anglicano contro l’interpretazione della Bibbia; l’integralismo nasce in Francia come reazione a certi atteggiamenti della Chiesa cristiana. Nell’Islam i seguaci non vogliono sentirsi né fondamentalisti né integralisti. Ci sono tanti Imam che nella lettura del Corano sono fermi alle interpretazioni antiche e altri, modernisti, sono aperti al dialogo e al cambiamento sociale. Da non confondere il fondamentalismo con il terrorismo, il primo è portato avanti da coloro che sono fermi alla lettura letterale del Corano; il secondo attiene a persone che usano la religione per i propri scopi venefici. Ha ribadito: i terroristi non sono religiosi, perché non c’è parte del Corano che dice di fare quello che fanno.

Quale atteggiamento dobbiamo avere per stabilire dialogo?
Calzolari: «Comprensione attraverso l’educazione, conoscenza dell’altro; accettare le differenze dell’altro che significa non riportare le sue asimmetrie alla nostra simmetria».

C’è sempre la paura di perdere la propria identità, come si fa a convivere nelle differenze?
«Non ho la risposta. Nella differenza siamo come in un’orchestra dove i suoni diversi si armonizzano. Avere grande rispetto dell’altro e non essere sicuri dell’assolutezza delle nostre credenze. Anche il Papa si rivolge all’altro senza la convinzione di essere il primo di tutti. Sottolinea: "mette in atto quello che scrive". Altra cosa importante: creare un’etica laica dove gli uomini possano
ritrovarsi fratelli.

Che rapporto ha La Pira con tutto quello che il libro riporta e voi avete sintetizzato nelle vostre risposte?
Tarchi: «Nato a Pozzallo – luogo oggi di sbarco migranti, caratterizzato da cataste di barche sulla spiaggia –, Sindaco di Firenze, profeta del nostro tempo, ha visto per primo gli scenari che si sarebbero delineati, anticipando, in particolare nel 1958 con i colloqui mediterranei, vocazione dei Paesi a dialogare fra loro, una vera e propria missione storica».

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