La solitudine degli Hibakusha

POGROM Vol. 1 - N. 2-3 (23-26) - 1995

di Silvio Calzolari

Sono passati ormai cinquant'anni dall'olocausto nucleare, ma gli effetti della bomba continuano ad uccidere. Ancora oggi nascono bambini deformi, mentre i sopravvissuti sono afflitti da un profondo malessere esistenziale che sfocia talvolta nel suicidio

Hiroshima sorge sul delta del fiume Ota, in una bella posizione sul Mare Interno giapponese, di fronte alla grande isola di Shikoku. A vederla sembra identica ad ogni altra città del Giappone. Da lungo tempo gli abitanti hanno smesso di guardare il cielo da dove il 6 agosto 1945 cadde un inferno di fuoco che distrusse ogni forma di vita. Oggi non ci sono più tracce di sofferenza: la vecchia Hiroshima è morta ed una nuova città è rinata. Lo scheletro della Exhibition Hall, con la sua cupola sventrata, è tutto ciò che resta della vecchia città.

Vicino a questo monumento all'orrore un ponte ad Y sormonta le acque dell'Ota. La bomba cadde sulla sua verticale, a 580 metri dal punto di congiunzione dei due bracci, devastando monumenti, quartieri, giardini e templi. La capacità detonante della bomba (che la gente di Hiroshima chiamò pika, "luce", o pikadon, "lampo e tuono") era di 15 chilotoni, vale a dire oltre quindicimila tonnellate di tritolo, una millesima parte delle odierne bombe all'idrogeno. Un arco di cemento ricorda il luogo esatto dell'esplosione.

La mattina del 6 agosto, verso le otto, fu dato il primo allarme aereo e si udì in lontananza il rombo degli apparecchi. Dopo il segnale di via libera, alle otto ed un quarto suonò un nuovo allarme; si udirono nuovamente gli aerei, poi una luce abbagliante, un lampo bianco come cento soli che accecò di colpo 300.000 persone.

Nessuno si rese conto di cosa effettivamente fosse accaduto: case, colline, strade e persone sparirono immediatamente in un caos biancastro. Quasi nessuno udì il rumore dell'esplosione. La città, costruita interamente in legno, con pochissimi edifici in pietra e cemento, si infiammò come una scatola di fiammiferi. Le persone che si trovavano nei pressi dell'epicentro si dissolsero nell'immane calore, nessuno potè salvarsi. Piombando sulla città il calore, circa 10.000 gradi al suolo, formò un gigantesco cono, che ruotando intorno ad un asse invisibile avviluppò ogni cosa. Più di 50.000 persone ne serbarono le tracce in tremende ustioni che furono chiamate "gli artigli del diavolo".

Subito dopo si scatenò un vento fortissimo che gettò a terra le persone, strappò loro di dosso i vestiti, li crivellò di frammenti di legno, polvere, schegge di bambù e di vetro. Fu allora che cominciò a piovere, una pioggia nera, pesante di cenere e fuliggine. Non fu un miracolo; nessuna preghiera fu rivolta agli dei. Quei pochi minuti di pioggia furono i più micidiali, ogni goccia portava in sé elementi radioattivi e non ci fu scampo per nessuno. Qualche tempo dopo l'udito ritornò ed il terribile silenzio in cui vagavano migliaia di persone si dissolse a poco a poco. Dal terzo giorno in poi la gente cominciò a morire per gli effetti delle ustioni. Dopo, molto dopo, si cominciò a parlare di gensbi bakudan ("bomba atomica").

Ma quanti furono i morti ad Hiroshima? Sarà mai possibile accertarlo? Le cifre sono vaghe e discordanti. Non sono certamente quelle fornite dal governo statunitense, né i 100.000 annunciati dal governo giapponese. Ai 250.000 abitanti bisogna infatti aggiungere gli 80.000 soldati di stanza ed i 90.000 operai e contadini che ogni giorno si recavano in città per lavoro. Alle 8.15 del 6 agosto 1945, quando il B-29 dell'aviazione americana sganciò il suo carico di morte, ad Hiroshima c'erano quindi oltre 400.000 persone. Molti, moltissimi morirono subito, altri continuarono a morire anche dopo, consumati lentamente dal cancro atomico. Col viso ed il corpo devastati, sembrava che si disfacessero per effetto di una lebbra galoppante.

Il Parco del Monumento della Pace (Heiwa kinen koen) ricorda ancor oggi quell'orrore. Ogni anno, in occasione dell'anniversario, si riempie di pellegrini che si raccolgono per ricordare le vittime. Ma anche di turisti: nella città è sorta una vera e propria "industria dell'olocausto", e da tutte le regioni del Giappone arrivano commercianti per vendere i loro souvenirs. È un'attività fiorente che sfrutta il dolore e la morte di tanti innocenti.

Nel Museo della Pace, costruito da Kenzo Tange, sono invece raccolte tutte le testimonianze della tragedia: vetri e ferri liquefatti, pietre fuse, orologi fermi all'ora fatidica, bottiglie contorte, foto di corpi mutilati ed ustionati, mutazioni genetiche, grafici, statistiche, immagini di persone vaporizzate e stampate al negativo dall'immane calore.

Si può provare ribrezzo, curiosità, indifferenza, pietà, ma il vero orrore rimane solo su chi l'ha provato sulla carne.

Il 9 agosto una seconda bomba atomica cadde su Nagasaki. Per Hiroshima si troveranno molte giustificazioni: la necessità di costringere il Giappone alla resa, o forse un monito all'Unione Sovietica. Ma l'olocausto di Nagasaki è privo di qualsiasi giustificazione.

La città era stata scelta come bersaglio atomico perché sede di importanti cantieri navali: lì era stata costruita la più grande corazzata del mondo, la Musashi, che dislocava ben 83.000 tonnellate.

Oggi anche Nagasaki è una città moderna che cerca di dimenticare quell'orribile agosto del 1945. Chi non dimentica sono i sopravvissuti, gli Hibakusha ("le vittime della radioattività"), il popolo della bomba, che sta invecchiando e morendo in fretta. I più giovani hanno circa 50 anni, sono quelli nati da donne scampate al disastro. Gli altri, i più, sono ormai settantenni.

La bomba continua ad uccidere, ed ogni anno i superstiti devono sottoporsi a controlli medici. C'è chi muore di leucemia (che colpisce 4-5 volte più del normale) o di varie forme tumorali. Molti sono invece colpiti da quella che è stata definita sindrome atomica che colpisce più del cancro: una forma di depressione e di tristezza disperata che spinge ad una solitudine popolata di incubi e che culmina nel suicidio. Questa sorta di cancro mentale è descritta in molti saggi e romanzi scritti dagli stessi Hibakusha.

Dal canto suo, il Giappone ha voluto dimenticare in fretta: per i giovani di Hiroshima e Nagasaki la bomba non significa niente. Viceversa, è un ricordo bruciante e indelebile per coloro che ne hanno sofferto. Costoro sono come rimasti fermi all'agosto del 1945, chiusi nella prigione dei ricordi. La loro condizione non interessa nessuno, tranne qualche uomo politico di sinistra (come ha scritto Fernand Gigon ne L'apocalisse dell'atomo) che se ne è servito per mettersi in mostra e fare carriera.

Così molti drammi si sono consumati nel silenzio: ragazze che non si sono potute sposare; donne che hanno partorito bimbi deformi; persone che hanno perso l'impiego, le amicizie, la possibilità di costruire una famiglia.

Per anni il termine hibakusha è stato sinonimo di tara sociale. Chiusi nella loro vergogna, a lungo gli Hibakusha hanno preferito il silenzio.

Un caso a sé è quello di Setsu Mukodani, ex-capostazione colpito dalla bomba ad Hiroshima, che pellegrinò attraverso il Giappone, di villaggio in villaggio, per raccogliere firme contro gli esperimenti nucleari. Unica arma, la sua testimonianza.

Solo recentemente le vittime della bomba hanno fatto sentire la loro voce con marce di protesta, manifestazioni, saggi e dibattiti che hanno suscitato accese discussioni. Non è un caso se il muro del silenzio ha cominciato a sgretolarsi dopo il crollo del regime sovietico. C'era stata troppa retorica, era stato fatto troppo rumore sulla "bomba imperialista" durante gli anni della guerra fredda.

Oggi l'opinione pubblica è pienamente conscia del problema degli Hibakusha. Un contributo determinante è venuto dal Buraku Liberation Research Institute, che nel 1993 ha pubblicato un Libro Bianco che dedica ampia spazio alla questione. Il governo è presente a molte delle iniziative di solidarietà con le vittime dell'olocausto, ma il suo contributo effettivo è ancora piuttosto scarso.

SEI MESI PER MORIRE

Hiroshima e Nagasaki non devono farci dimenticare quanto accadde nel marzo del 1954. L'atollo di Bikini (isole Marshall, Micronesia) fu scosso da una tremenda esplosione all'idrogeno che provocò una voragine nel fondo del Pacifico e fece saltare in aria milioni di tonnellate di rocce vaporizzate. Il peschereggio Fukuryu Maru 5 (Drago della fortuna 5) si trovava a circa 100 miglia dall'esplosione quando improvvisamente si alzò dal mare quella luce straordinaria e l'imbarcazione fu investita da una pioggia di polvere e cenere bianca, simile alla neve, quasi impalpabile. Nessuno poteva sospettare che si trattasse di materiale radioattivo. Ben presto tutti cominciarono ad ammalarsi, ed il capitano decise di far ritorno in porto. Da qui i malati furono mandati a Tokyo e ricoverati in vari ospedali. Il caso più grave fu quello del marconista, Aikichi Kuboyama, che sei mesi dopo morì al termine di un calvario straziante. Tutti gli altri furono più fortunati: scamparono alla morte, ma divennero sterili.

Bibliografia consigliata

AA. W. Hiroshima - Nagasaki. I superstiti, Queriniana, Brescia 1987.
Barker, Rodney, The Hiroshima Maidens. A Story of Courage, compassion, and Survival, Viking, New York 1985 (rist. Penguin, Harmondsworth 1986).
Committee for the Compilation of Materials on Damage Caused by the Atomic Bomb in Hiroshima and Nagasaki, Hiroshima and Nagasaki: The Physical Medicai, and Social Effects of Atomic Bombing, Iwanai Shoten, Tokyo - Basic Books, New York - Hutchinson, London 1981.
Domon, Ken, Non dimenticare Hiroshima! La tragedia della gente di Hiroshima: un monito per l'umanità, Fenice 2000, Milano 1993.
Greco, Pietro, Hiroshima. La fisica conosce il peccato Editori Riuniti, Roma 1995.
Rawls, John et alii, Hiroshima, non dovevamo, a cura di Nadia Urbinati, Donzelli, Roma 1995 (supplemento a Reset, n. 19 luglio i995).

Indirizzi utili

  • lnstitute for Peace Science
    University of Hiroshima
    1-1-89, Higashi-Sendamachi, Naka-ku
    Hiroshima 730 - Japan
    tel. 0081-82-2411221, fax 0081-82-2450585
  • Japan Council Against A and H Bomb
    Dr. Koichi Akamatsu
    6-19-23 Shimbashi, Minato-ku
    Tokyo 105 - Japan