L'Etica di Scientology

di Silvio Calzolari

INTRODUZIONE: LA VIA DELLA FELICITÀ

[Testo in inglese]

Gli esseri umani, per natura, vogliono la felicità e non la sofferenza. Animati da questo desiderio ognuno di noi cerca di raggiungere la felicità e di liberarsi dalle sofferenze, e tutti ci sentiamo in diritto di farlo. In questo senso siamo tutti uguali: occidentali e orientali, ricchi e poveri, Musulmani, Cristiani, Buddhisti, Scientologist, credenti e non credenti. Siamo esseri umani, siamo uguali e condividiamo la stessa speranza di raggiungere la felicità. E qui entra in gioco la filosofia, perché l'uomo non è una creatura che vive nel mondo unicamente in modo materiale, ma ha la capacità di porsi delle domande che riguardano la sua stessa esistenza ed il fine ultimo della vita. Che cosa è l'uomo? Secondo Immanuel Kant è "l'unica creatura" la cui destinazione non coincide con la sola vita naturale, ma con la realizzazione di quel "mondo migliore che egli ha nell'idea" (Costantino Esposito, Pasquale Porro, Filosofia moderna, Laterza, Bari, 2009, pag. 447).

Kant, all'inizio della sua "Logica" ("Critica della Ragion Pura", tr.it., cap. II, sez. I, Laterza, Bari, 2000, pag. 495), afferma che tre sono le questioni fondamentali della filosofia: che cosa posso conoscere? Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare? La prima domanda è puramente speculativa, la seconda è pratica, la terza è insieme speculativa e pratica. La risposta alla seconda domanda è l'obiettivo dell'etica che da sempre si pone il problema di quale sia, per l'uomo, il modo migliore di vivere. Ma, qual è questo modo migliore se non il raggiungimento della felicità per noi e per gli altri? Molti filosofi parlano anche di "bene", o di "sommo bene". Ma il "bene" raggiunto e posseduto, qualunque esso sia, non si identifica forse con la felicità? La domanda sull'etica riguarda, dunque, la felicità e comporta una riflessione sull'esistenza stessa dell'uomo e sul suo progetto esistenziale. La felicità è l'ideale di ciascuno di noi; ogni essere umano ne è alla ricerca. Anche gli asceti ed i mistici di tutte le religioni (che per libera scelta si autoescludono dal mondo per vivere una vita di macerazioni e di meditazione) hanno la "vocazione" alla felicità. Affrontano la vita dell'ascesi per essere "felici": felici di avvicinarsi a Dio, al Trascendente.

Sapere chi è l'uomo e cosa deve fare per raggiungere la felicità sono le questioni affrontate dalla riflessione filosofica, ed in particolare dall'etica, in ogni epoca ed in ogni Paese del mondo. Lo stesso santo e dottore domenicano Tommaso d'Aquino nel suo famoso trattato sul "male" non aveva dubbi sull'universalità del desiderio di felicità:"… l'esperienza ci fa constatare che tutti gli uomini tendono alla felicità, e se questo desiderio è così universale, evidentemente è naturale." (Questiones disputatae de Malo, q.13, a.3; q.14, a.4). Ma da cosa può nascere questo anelito? Probabilmente è una compensazione alla consapevolezza dei propri limiti imposti dal tempo e dallo spazio. Gli uomini hanno bisogno di sperare e con il cuore e la mente hanno sempre coltivato il desiderio di potersi liberare dal dolore, dalle privazioni e dalla sofferenza. Ma questa continua ricerca non oltrepassa le forze umane? Forse si, se Kant stesso ci avverte che la ragione umana tende continuamente ad oltrepassare le sue stesse capacità cercando di conoscere quello che va oltre i suoi confini ("Critica della Ragion Pura", op.cit. cap. II, sez. I, pagg. 490-491). Si può giocare con le parole e con i concetti sino a rimanerne storditi, ma di fronte alla condizione umana caratterizzata dalla coscienza del decadimento, dalla sofferenza, dalla malattia e dalla inevitabile morte, o si forza la ragione oltre se stessa, oppure l'uomo vedrà la propria esistenza sempre limitata ed in difetto. È la consapevolezza della propria "storicità", condizionata dal tempo e dallo spazio, a spingere l'uomo a riferirsi all'Assoluto, al Trascendente, a Dio. È il sogno di poter uscire dalla condizione umana, di "uscire da se stessi" per poter partecipare ad una felicità duratura, ad un "Tutt'altro", al mondo dello Spirito (che si ipotizza diverso dalla quotidianità terrena) al quale aneliamo e sentiamo di appartenere a pieno titolo, pur con le nostre limitazioni, differenze ed unicità. È un sogno che ha suggestionato da sempre e che continua a suggestionare uomini di fede, asceti, mistici, filosofi, artisti e poeti. È il richiamo di un "paradiso perduto"? la reminiscenza di una perfezione originaria? Non c'è limite al sogno dell'uomo che, da sempre, immagina più dimensioni di quelle fornite al suo universo fisico.

Ci si può chiedere, da cosa sia mosso l'uomo che da Occidente ad Oriente, sente questo impulso a svestirsi della propria caduca individualità per fare parte del Tutto, comunque esso si chiami. Lo fa per stanchezza di sé come individuo che non ne può più di lottare per mantenere quell'identità che per altro la vita stessa gli impone, oppure lo fa per obbedire ad un richiamo della sua natura più profonda perché non si può vivere veramente che nella speranza della perfezione dell'Essere trascendente? Potremmo rispondere che un motivo non esclude l'altro. Potrebbero essere aspetti complementari della stessa condizione umana che legittima, sia l'esigenza di" uscire da se stessi "per anelare a dimensioni spirituali più elevate, sia i diversi e talvolta contrastanti modi di soddisfare questa esigenza, di interpretarla, di viverla, di darne testimonianza nel mondo dove si instaurano i rapporti tra gli individui e l'organizzazione della sfera umana con le sue gerarchie e le sue funzioni dalle quali nascono le organizzazioni sociali della famiglia, del gruppo, della nazione.... È in queste forme associative che il singolo inserisce e svolge la sua esistenza temporale; sono tutte forme che restano "sospese" nella sfera dell'umano in attesa che esso venga, in qualche modo, specificato nei riguardi dell'Assoluto. Ed è in queste forme e funzioni che l'etica svolge un ruolo di primaria importanza. Per questo le religioni (qualunque esse siano) hanno sempre avuto interesse per l'etica, e la filosofia ha da sempre ricoperto un ruolo primario nello studio dei principi etici che stanno alla base della ricerca spirituale dell'uomo. Ma con un distinguo. La vita religiosa è una pratica totalizzante almeno nel rapporto con Dio, con l'Assoluto, e contiene dentro di sé l' etica, spesso come elemento fondante, anche se non ne è contenuta. Infatti, tutte le religioni nei loro testi sacri includono parti di carattere etico (es: il Deuteronomio dell'Antico Testamento, alcune sezioni delle "Lettere" di San Paolo, molti versetti delle Sura coraniche, ecc.), anche se in alcuni pensatori lo spessore etico della religione può diventare talmente grande da costituirne il suo nucleo principale e da identificarsi con la sua stessa essenza (es: Spinoza). L'etica filosofica invece, pur ammettendo possibile il rapporto con il trascendente, sembra piuttosto orientata sulle relazioni intersoggettive, o almeno, nel tempo, è stata concepita semplicemente come tale.

Ma veniamo, brevemente, ad analizzare il termine etica.

Come molti altri termini tecnici del lessico filosofico europeo e occidentale, anche il termine" etica" deriva dall'antica Grecia. Aristotele scrisse almeno due opere con questo titolo ("Etica Nicomachea" ed "Etica Eudemea") e forse anche una terza (la "Grande Etica"). In Aristotele, "etica" significa "scienza dell'ethos", dove per "ethos" si intende il costume di un popolo, di un gruppo sociale, cioè: "il modo di sentire" comune, relativo alla condotta umana, normalmente espresso dal sistemo normativo e dalle leggi della "polis".

La parola "etica" deriverebbe dall'antica voce sanscrita "svadha" che significava "ciò che è riposto (dha) in sé (sva)" ad indicare i costumi e le regole morali, considerate atemporali ed immutabili, tramandate dagli antenati e che andavano rispettate. Solo seguendo quelle norme l'uomo avrebbe potuto vivere "felice", nell'armonia della Legge cosmica e divina. "Svadha" era la "tradizione" custodita dagli antichi, ispirata ai valori, ritenuti assoluti, dello spirito (il buono, il bene ed il bello estetico). Dal termine sanscrito, attraverso la caduta delle consonanti iniziali e mutamenti fonetici, sarebbero derivati i termini greci "éthos", cioè "costume" ed il suo derivato "ethikòs", ossia "che riguarda il costume". In sintesi, sia la parola sanscrita che quella greca definirebbero una vera e propria "arte del vivere" basata sulle esperienze trasmesse dalla tradizione (considerata sacra) alla propria comunità.

Nel mondo induista, la nozione di "etica" era, però, resa anche con la parola "niti" (da "ni", cioè "condurre"; da cui "regole di condotta e di comportamento" utili sia al bene dell'individuo che della collettività). Da questa parola derivò il composto "nitishastra" (dove "shastra" ha valore di "compendio", "trattato") cioè "dottrina del comportamento" e "giustizia basata su regole sancite da accordi normativi".

"Svadha" e "niti" non erano sinonimi anche se i loro significati spesso si sovrapposero. "Niti" faceva parte di un sistema di filosofia "pratica" (nel senso della "praxis",cioè dell'azione umana) derivante dagli insegnamenti del passato - a cui, nel tempo, si aggiunsero indicazione del modo di agire, norme, prescrizione e leggi - necessari per orientare gli individui verso azioni ritenute positive, per dare un senso alla vita e realizzare e mantenere l'armonia sociale. Qualcosa di simile compare anche nel pensiero di Aristotele che preferì chiamare l'etica con il nome di "politica", poiché riteneva che il bene della "polis", oggetto della politica, comprendesse sia il bene dell'individuo (oggetto, in senso stretto, dell'etica) che della collettività, della casa comune (oikos). Per Aristotele il "bene" (to agathòn) non era qualcosa di astratto, era un beneficio concreto e l'etica (o la politica) dovevano servire a migliorare la "praxis", cioè l'azione dell'uomo, per realizzare, attraverso la "virtù", la perfezione che in ultima analisi avrebbe comportato la conquista della felicità (eudaimonia).

Nell'antico Induismo, come nel pensiero di Aristotele e, in seguito, in quello di molti altri filosofi, la filosofia nella sua parte "pratica" (cioè etica, o politica), era un insieme di sapere e conoscenza (gnoseologia) unite ad indicazioni del modo di comportarsi e d'agire, cioè a norme e prescrizioni.

Il termine "morale" fu spesso usato come sinonimo di "etica", in quanto la parola latina "mos" (genitivo "moris"), dal significato di "costume" o "modo di operare" era l'equivalente del greco "ethos". Ancora oggi le due parole "morale" ed "etica" sono, nell'uso comune, considerate interscambiabili; in realtà, con la prima si dovrebbe definire l'insieme dei principi che regolano i nostri comportamenti e le nostre relazioni, mentre con l'altro le modalità della loro applicazione. In pratica la "morale" corrisponderebbe a dati di fatto, a norme e valori del singolo individuo, del gruppo o della comunità, mentre la parola "etica" (oltre ad avere questo significato) implicherebbe anche la riflessione speculativa, cioè razionale e logica, su queste norme e valori. Oggi, però, nell'uso comune si preferisce parlare di "etica" e, alla maniera inglese, di "ethics" relative ai differenti campi e deontologie: etica medica, del giornalismo, professionale, educativa....

In ogni modo, comunque si chiami, l'etica è una scienza ed un'arte. È l'arte di dare un senso alla vita e di progettarne il futuro. Dona un senso, perché come abbiamo visto l'uomo anela alla felicità. L'uomo è desiderio. Io sono desiderio. Ognuno di noi è desiderio. E la vera etica, dà alcune indicazioni all'uomo su come può migliorare sempre di più se stesso, la società e l'ambiente che lo circonda. La ricerca del senso è appassionante perché orienta la vita e le dona pienezza. Chi rifiuta il senso e sceglie il "non-senso" piomba nel pessimismo distruttivo della non-eticità (preferisco questo termine a quello di "immoralità") che fa diventare l'uomo un essere meno "umano" e dimentico della propria essenza spirituale.

Nel rinato interesse che oggi si manifesta per la filosofia "pratica" (etica), una grande lacuna nel mondo accademico è costituita dal fatto che in genere si trascura, perché non si conosce o perché si preferisce non parlarne, l'originalità del paradigma etico proposto da Ron Hubbard (1911-1986). E la cosa è ben strana perché è un sistema etico di grande attualità che pone particolare attenzione alla concretezza esistenziale della condizione umana nell'integrità di tutte le sue dimensioni.

Lafayette Ron Hubbard nacque a Tilden, nel Nebraska (Usa). Scrittore, filosofo, viaggiatore, artista, fotografo e musicista, Ron Hubbard non è persona che si possa facilmente classificare. Fu senz'altro un uomo geniale, che seppe coniugare lo studio della filosofia occidentale e orientale con la passione delle ricerche sulla mente umana e la scienza. La sua fama è legata alla creazione di Dianetics (1950) e di Scientology (1952), una "filosofia religiosa applicata", non limitata ad una visione puramente astratta e teorica della ricerca della Verità, ma intesa ad un miglioramento effettivo dell'uomo in tutte le sue condizioni e relazioni con il mondo.

Prima di analizzare il paradigma etico di Scientology credo sia utile accennare a "La Via della Felicità", un codice morale non religioso e non dogmatico scritto da Ron Hubbard per cercare di migliorare la dimensione etica dell'uomo. I suoi principi non sono rivolti solo agli Scientologists (che li accettano come parte del loro "codice morale") ma a tutti gli uomini di buona volontà.

Proprio durante la ricerca finalizzata al perseguimento del miglioramento dell'uomo, Ron Hubbard, da sempre attento osservatore della condizione umana e della società, si rese conto della necessità di creare un codice morale laico, distinto dal suo campo di attività religiosa (anche se la religione di Scientology aveva già un codice etico-morale). Perciò, nel 1980, scrisse un codice morale denominato "La Via della Felicità".

Ma qual è la definizione che Ron Hubbard dà alla parola "felicità"? Per il fondatore di Scientology, la "felicità": "non è una emozione. È una parola che indica una condizione e l'anatomia di tale condizione è l'interesse. La felicità, si potrebbe dire, consiste nel superare ostacoli conoscibili, verso il raggiungimento di uno scopo noto" (tratto da: "Dizionario dei Termini Tecnici di Dianetics e Scientology ", New Era Publications International, SpA, Copenhagen, 1985, pag. 226). Capiremo meglio il significato di alcuni dei termini utilizzati nella sopracitata definizione quando (nella secondo parte di questa nostra relazione) analizzeremo il paradigma etico di Scientology); per ora, è interessante notare che per Ron Hubbard la "felicità" non è una "emozione" bensì uno stato o "condizione" dell'essere teso a raggiungere una migliore e più completa forma di esistenza.

Ma torniamo a parlare de "La Via della Felicità".

Secondo una specificazione di Scientology: "Si tratta del primo codice morale interamente basato sul buon senso ed è l'unico di natura non religiosa. Non contiene nessun altro appello se non quello al buon senso di chiunque lo legga" ("Che cos'è Scientology?", edizione in italiano, New Era Publications International, ApS, Copenhaghen, 1998, pag. 534).

Spiegandone il contenuto, L. Ron Hubbard dichiarò: "Girando per le strade e leggendo i giornali, appare evidente che l'onestà e la verità non occupano più il posto che avevano in passato. Le persone comuni e persino i più piccoli tra gli scolari sono tutti convinti che un elevato livello di moralità sia fuori moda. Oggi, l'uomo dispone di un gran numero di armi violente, senza possedere più gli standard morali per utilizzarle nella maniera giusta" ("Che cos'è Scientology?" op.cit. pag. 131). Il codice, composto da 21 articoli (o "precetti morali", di comportamento) conobbe subito grande successo e fu accolto con favore da associazioni e comitati civici. È stato distribuito in milioni di copie.

In pratica ciascun capitolo del vademecum de "La Via della Felicità" contiene e descrive una regola di vita validi per tutti al di là di ogni barriera religiosa, etnica o culturale. Eccone alcuni: "Abbi cura di te stesso" (1), "Sii moderato" (2)… "Da' un buon esempio" (6), "Cerca di vivere nella verità" (7), "Non assassinare" (8), "Non fare niente di illegale" (9)… "Proteggi e migliora il tuo ambiente" (12), "Non rubare" (13), "Sii degno di fiducia" (14), "Fai fronte ai tuoi impegni" (15)… "Rispetta la fede religiosa degli altri" (18), "Cerca di non fare agli altri ciò che non vorresti che gli altri facessero a te" (19), "Cerca di trattare gli altri come vorresti che gli altri trattassero te" (20), "Fiorisci e prospera" (21). Il codice non si limita ad elencare una serie di azioni riprovevoli e da condannare (furto, omicidio, promiscuità, atti illegali o altro) ma caldeggia e raccomanda le azioni positive (cura di se, moderatezza, rispetto dei genitori, aiuto ai figli, veridicità, salvaguardia dell'ambiente, ecc.). Tutti i precetti sono spiegati con l'utilizzo di esempi pratici della loro applicazione nella vita quotidiana. Come espressione di tali principi la Chiesa di Scientology ha, nel tempo, istituito alcuni Enti attivi in vari settori della società che si occupano di campagne antidroga, di riabilitazione dalle tossicodipendenze, di recupero dei criminali, di migliorare le condizioni dell'ambiente. Molti altri volontari di Scientology operano per combattere l'analfabetismo, partecipano alle attività di soccorso dopo le calamità e si prodigano per la difesa dei diritti umani. L'approccio etico de "La Via della Felicità", all'apparenza un semplice codice, è innanzitutto empirico e pragmatico ed educa alla vera libertà responsabile che è capacità di scelta preferenziale.

Tra le molte alternative proposte all'uomo individualista di oggi ("fragmented man") - che fin da piccolo è disorientato dallo spietato martellamento del consumismo che, talvolta, è addirittura elevato allo stato di virtù civica - l'opuscoletto di Ron Hubbard indica la via che bisognerebbe sempre preferire per raggiungere, e far raggiungere a tutti, il vero benessere e la "felicità" in questo mondo. È la via che arricchisce l'essere anziché l'avere, che accresce l'amore, il rispetto di sé, degli altri e dell'ambiente, e la condivisione anziché il possesso. Occorre, secondo Ron Hubbard, allenarsi a questi principi con semplicità e senza l'uso di dogmi religiosi. Quelli proposti da Ron Hubbard sono principi basilari, che ripromuovono (ma in forma laica) una sorta di etica universale gravitante attorno alla cosiddetta "Regola d'Oro", ipotizzata dai filosofi di ogni tempo e dalle religioni di tutto il mondo. Sono principi finalizzati all'innalzamento morale dell'uomo, al riconoscimento dell'altro in quanto uguale a noi, ma anche in quanto "diverso" ( elemento fondamentale per la costruzione di un'etica della pace). Così, il piccolo manuale di Ron Hubbard diventa azione e la teoria prassi (nel senso aristotelico della parola: "praxis"). È una "Via mediana" di rettitudine morale e spirituale finalizzata al raggiungimento del bene più alto, cioè della "Felicità". È la Via dell'azione etica proposta come "scienza" dell'uomo, come mezzo per dare un senso sempre più forte alla propria esistenza. Ma, in che modo l'etica può dare un senso alla vita? Lo abbiamo già accennato… lo fa perché ogni individuo "desidera" migliorarsi in quanto essere umano e spirituale e l'etica gli indica cosa fare e come procedere. Certamente la ricerca del senso è difficile, anche perché, ogni modo di concepire il senso della vita umana, comporta, inevitabilmente, un problema di fede. Non necessariamente, come insegna Ron Hubbard ne "La Via della Felicità", di fede religiosa, ma almeno semplicemente di fede nell'uomo, nel progresso e nel benessere della società.

Con questo vademecum, Ron Hubbard, invita ad agire in senso etico, senza porsi troppe domande teologiche, perché quando gli individui non hanno più fede o stima in sé stessi e negli altri, perdono il senso stesso della vita, cadono nell'isolamento e precipitano nel rifiuto, nella ribellione, nella corruzione, nell'immoralità, nella depressione che può condurre alla malattia e anche alla morte. Ma l'uomo non è fatto per la morte, bensì per la vita e la felicità, e di questo Ron Hubbard è ben consapevole: "… La vita in una società immorale può essere molto difficile. La sopravvivenza dell'individuo è costantemente minacciata, poiché anche i più fondamentali valori umani sono considerati ridicoli", e ancora: "…Qualunque direzione abbia preso la vita di una persona, i precetti possano essere paragonati ai margini di una via: oltrepassandoli si fa come un automobilista che esce di strada. Il risultato può essere la rovina di una carriera, di un rapporto, di una vita. Seguendo questi precetti l'individuo ha la possibilità di raggiungere una felicità vera e duratura" ("Che cos'è Scientology?", op.cit. pagg. 534-535).

Nella sua apparente semplicità "La Via della Felicità" condensa e sintetizza molti punti del paradigma etico di Scientology mirante a promuovere una condotta positiva dell'uomo, ad eliminare gli atti dannosi ed ad insegnare una via di pace e di armonia. Questa, per Ron Hubbard, è l'unica "via" che permetterà all'uomo e alle società di "sopravvivere" e progredire. E la "sopravvivenza" dell'uomo, come vedremo, sarà al centro della sua riflessione filosofica e religiosa.

IL PARADIGMA ETICO DI SCIENTOLOGY

I primi decenni del secolo scorso sono stati fra i più importanti della storia del pensiero contemporaneo: segnarono la nascita della filosofia meta-realistica. Sono gli anni in cui Heiselberg enunciò il principio di indeterminazione ed il canonico Lemaitre formulò la teoria sull'espansione dell'universo; in questi anni Einstein propose la teoria del "campo unificato" e Carl Gustav Jung la sua teoria analitica. In quel periodo Teilhard de Chardin pubblicò le prime opere, Henry Bergson sviluppò il concetto di "evoluzione creatrice", Wilhelm Reich elaborò la dottrina dell'Orgone, ed il logico della matematica Kurt Godel formulò il "Teorema dell'Incompletezza"; inoltre, nel 1927, si svolse il Congresso di Copenhagen che segnò la nascita ufficiale della teoria quantistica. In quegli anni gli uomini di scienza produssero dei veri e propri rovesciamenti epistemologici cercando di conciliare o di congiungere la realtà immanente che percepiamo con il principio trascendente da cui si suppone sia stata originata. Si cominciò ad indagare, con occhi nuovi, sul mondo dello spirito e quello della materia ipotizzando che non fossero incompatibili l'uno con l'altro ma che formassero una sola ed unica realtà. In quest'ottica si formularono nuove teorie sul cervello, sulla mente e la coscienza. È in questo periodo di grande fervore intellettuale che va inquadrata l'opera di Ron Hubbard che cercò di applicare le nuove metodologie scientifiche non solo ai problemi psicologici, mentali ed etici dell'uomo ma anche a quelli religiosi.

Secondo Ron Hubbard i componenti dell'universo fisico che ci circonda sarebbero: materia, energia, spazio e tempo (dalle iniziali di queste parole deriva l'acronimo MEST). L'universo fisico viene definito anche "cinetico" per sottolineare il continuo movimento delle forze che lo compongono: "Tutti i fenomeni fisici possono essere considerati energia che opera nello spazio e nel tempo. Il movimento di materia ed energia nel tempo è la misura dello spazio" (vedi "Dizionario tecnico di Dianetics e Scientology", seconda edizione italiana, New Era Publications International, ApS, Copenhagen, 1985, pag. 344).

In ogni organismo vivente, però, sembra esserci qualcosa di più, qualcosa che possiamo ipotizzare sussista in forma separata e distinta; è un qualcosa che ogni religione e filosofia, da Oriente ad Occidente, ha cercato di individuare e nominato in modi diversi: "anima", "pensiero", "spirito", "soffio", "energia vitale" (il "Ch'i" della tradizione cinese, lo "Pneuma" greco o il "Prana" delle tradizioni induiste, l'èlan vital proposto dal filosofo francese Henri Bergson (1859-1941) o l'orgone ipotizzato da Wilhem Reich (1897-1957).

I sintomi della vita e della morte sono costituiti rispettivamente dalla presenza o dall'assenza di questa energia vitale che "anima" il corpo. Questo "qualcosa" è una realtà spirituale che non si vede, ma che permette la vita; nelle dottrine di Scientology, viene rappresentata con un simbolo: l'ottava lettera dell'alfabeto greco: "Theta".

Secondo il "Dizionario tecnico di Dianetics e di Scientology" il Theta è "La forza vitale, lo spirito, l'anima o qualsiasi altra delle innumerevoli definizioni che ha avuto per alcune migliaia di anni" (definizione n. 1), ma è anche "La forza vitale, energia vitale, energia divina, slancio vitale, o sotto qualsiasi altro nome l'energia caratteristica della vita che agisce sulla materia dell'universo fisico e la anima, la rende mobile e la cambia…." (definizione n. 2). E ancora è "… il pensiero, un'energia che si trova collocata in un universo proprio, analoga all'energia dell'universo fisico ma solo di quando in quando parallela alle leggi elettromagnetiche-gravitazionali. Le tre componenti fondamentali di Theta sono: affinità, realtà e comunicazione" (definizione n. 3). Ma Theta sarebbe anche: "ragione, serenità, stabilità, felicità, emozioni allegre, perseveranza e gli altri fattori che ordinariamente l'uomo considera desiderabili" (definizione n. 4; tutte le definizioni sono tratte dal già citato "Dizionario tecnico", pag. 595). La quarta definizione è, a mio avviso, di straordinario interesse per capire il valore che l'etica ha in Scientology: abbiamo infatti l'assimilazione della "felicità", che come abbiamo visto è il fine di ogni ricerca etica, al mondo del Theta, cioè a quello dello Spirito. La felicità, in ultima analisi, non sarebbe altro che una "condizione" dello spirito vitale. In quest'ottica, risulta evidente perché ogni essere umano abbia come scopo quello della ricerca della felicità, abbia la "vocazione" alla felicità. Una persona che non si proponesse più questa ricerca, che non fosse più votato alla felicità, come vedremo in seguito, parlando della "Scala di Tono", sarebbe priva di Theta, in pratica avrebbe cessato di esistere.

Il mondo dello Spirito (Theta) è indicato con il termine di "Statico", in quanto caratterizzato dall'assoluta mancanza di movimento ed in completo equilibrio: " Uno statico è qualcosa senza massa, senza lunghezza d'onda, senza tempo ed in realtà senza posizione" (definizione n. 2, del "Dizionario tecnico"), ma che: "… ha la capacità di creare o distruggere massa o energia, localizzarsi o creare spazio e di rimettere il tempo in relazione" (definizione n. 3, del "Dizionario tecnico", op.cit. pag. 566). Il concetto di Theta, per certi versi, ricorda la "vacuità" ("Sunyata") ipotizzata dal Buddhismo: la talità (sanscrito: "tathata"), che postula l'assenza di sostanzialità dei fenomeni ma che non svuota le cose del loro contenuto, perché ne è la loro vera natura, come potenzialità.

Ma ancora di più ricorda la natura del "Tao" dell'antica Cina come Principio (Legge) costante dietro ai cambiamenti delle cose e delle forme. Il Tao è la fonte spirituale, immutabile, che non agisce e resta invariata, mentre determina e regola tutte le cose in mutamento nell'universo fisico. È un principio che non si limita a donare la vita alle creature, ma le sostiene, le protegge, le fa maturare, le rende felici come una madre con il proprio figlio.

Nel corso delle sue ricerche Ron Hubbard approfondì e precisò il ruolo di soggetto dello spirito e la sua relazione causativa con il corpo postulando che l'uomo, come unità vivente, fosse un essere spirituale: "Era lui, quest'essere, questo individuo che dava origine a tutto ciò che al mondo esiste di buono, di decoroso e di creativo…. il termine anima, tuttavia, aveva assunto così tanti significati nell'uso che ne facevano le altre religioni e confessioni, che si rese necessario trovare una nuova parola che definisse esattamente quanto era stato scoperto. La scelta di L.Ron Hubbard cadde su thetan, dalla lettera greca theta, il simbolo tradizionalmente usato per il pensiero e per la vita. "Il thetan è la persona stessa, non il suo corpo, il suo nome, l'universo fisico, la sua mente o qualsiasi altra cosa. È colui che è consapevole di essere consapevole, l'identità che è l'individuo. Non si ha un thetan, qualcosa che si tiene da qualche parte, separato da se stessi. Si è un thetan" ("Che cos'è Scientology", op.cit. pag. 150).

E ancora: "Il thetan è il nome dato alla sorgente di vita.... È l'individuo, l'essere, la personalità, la sapienza dell'essere umano" (definizione n. 3 di thetan, in "Dizionario tecnico", op.cit., pag. 527).

In altre parole, il thetan non sarebbe altro che una "declinazione" del Theta o una sua flessione. Per Scientology l'uomo non è, dunque, un corpo e non possiede un'anima; l'essere umano è un'anima ed il corpo è una sua " funzione". Qualcosa di simile era già stato enunciato dal filosofo neoplatonico Plotino (204 d.Cr-270 d.Cr.) che, nelle "Enneadi" (IV,3-10), chiamava "Anima del Mondo", il principio vitale da cui avrebbero preso forma gli uomini ed il mondo sensibile. Per l'antico filosofo non sarebbe l'anima ad abitare il corpo ma il corpo ad essere presente nell'anima; il sensibile sarebbe nell'Uno, nello Spirito, anche se l'uomo non sempre sembra ne sia consapevole e, il più delle volte si dimostra incapace di cogliere l'unità profonda esistente in tutto il reale e di ricondurre all'Anima Universale la molteplicità delle forme.

Per la dottrina di Scientology l'uomo è un essere spirituale, la cui esistenza va oltre la singola vita perché "Il thetan è immortale e dotato di capacità ben superiori a quelle sinora previste per l'uomo" (definizione n. 2 di thetan, in "Dizionario tecnico", op.cit. pag.5 97) Al momento della morte, questo spirituale che si era identificato con un corpo ed una forma, nascerà, si concretizzerà, nuovamente in un altro corpo. La morte non è la fine di un individuo, come la nascita non è il suo inizio.

L'asserzione non è nuova e sembra avvicinarsi agli insegnamenti di certe dottrine dell'Induismo (ad esempio in quelle espresse nella Bhagavad Gita): in realtà noi non siamo un'onda individuale di consapevolezza separata dal mare della Coscienza Cosmica, ma siamo l'oceano stesso della coscienza. Ci consideriamo onde individuali soltanto perché ignoriamo la reale natura del Sé (cioè: del thetan). Il thetan partecipando alla natura dell'Armonia perfetta che è sommo bene non può che essere "buono" e di conseguenza lo è, anche, per sua natura, l'uomo. Così, per Scientology tutti gli uomini sono intrinsicamente buoni anche se, talvolta, possono compiere azioni malvage che, in pratica, non sono altro che "aberrazioni" dell'originario stato di bontà.

Secondo il "Bollettino dell'Hubbard Communication Office (HCO) del 6 luglio 1969", dal titolo "Predizioni e Conseguenze": "….. l'uomo è fondamentalmente buono. Quando il suo livello di consapevolezza sale, egli comincia ad essere in grado di predire e vedere le conseguenze delle sue azioni malvagie, per sé stesso, e gli altri. Più viene reso libero e più in alto salgono la sua intelligenza e capacità, più "morale" egli diviene. L'uomo commette azioni cattive solo quando viene soggiogato e posto, come condizione cronica, sotto il livello di consapevolezza. Non per niente i soldati devono venire brutalizzati e fissati nel presente da minacce e costrizioni, per essere indotti a commettere azione dannose. Quando si aumenta la consapevolezza di un individuo, egli è anche in grado di predire e può prevedere le conseguenze sulle Otto Dinamiche". Approfondiremo il tema delle "Otto Dinamiche" in un paragrafo successivo di questa relazione.

La missione dell'etica religiosa di Scientology è quella di aumentare la consapevolezza dell'uomo per ripristinare la sua condizione di armonia etica; la salvezza spirituale dipenda dalla conoscenza di se stessi, dai rapporti con gli altri (altro riferimento all'etica come "praxis") e dal senso di appartenenza all'intero universo. Il percorso etico proposto da Ron Hubbard non è finalizzato all'espiazione delle colpe in vista di una eventuale "salvezza" futura ma alla riabilitazione nel mondo fisico e spirituale tramite la comprensione e l'applicazione di quelle che sono le leggi fondamentali dell'universo.

Il fine ultimo della filosofia religiosa di Scientology è quello di far raggiungere all'uomo la consapevolezza della propria spiritualità per riabilitare l'io spirituale che è innato nell'uomo. Ron Hubbard insegna che le "aberrazioni" e le condotte sbagliate nascono perché ignoriamo la vera natura del thetan; ma ciò nonostante, grazie alla discriminazione della conoscenza, si può arrivare a coglierne l'essenza migliorando noi stessi, fino a raggiungere la piena consapevolezza della propria spiritualità. Il raggiungimento di questa condizione sarebbe fonte di "espansione", di pienezza, di vera libertà e di felicità infinità. Nelle dottrine di Scientology, come nel Buddhismo della scuola "Cittamatra" (sanscr. "Visnanavada", che si dice fondata da Asanga, su ispirazione dello stesso Bodhisattva Maitreya, nel terzo/quarto secolo avanti Cristo)) di tradizione Mahayana, esisterebbe uno stato di coscienza, chiamata "Amala" (cioè: coscienza "pura", "incontaminata") che permetterebbe alla mente di trasformare il sé, cioè di liberare sé stessi da ogni tipo di oscuramento (depositato nella coscienza "alaya",mla "coscienza ricettacolo" per certi versi simile alla "mente reattiva" di Scientology) nell'essenza più intima e spirituale. Il processo sarebbe simile a quello proposto dalla demiurgia della religione gnostica ("gnosi", etimologicamente significa "conoscenza"). Scientology, come la scuola "Cittamatra" o la religione gnostica, si basa sull'esperienza religiosa personale per affrontare e risolvere le contraddizioni del dualismo materia-Spirito e per cercare di raggiungere la libertà spirituale totale. Ma lasciamo da parte il misticismo e la potenzialità per l'uomo di raggiungere livelli di consapevolezza sempre più elevati, o "espansi", per tornare al paradigma etico di Scientology, che, attraverso la "riabilitazione" dell'io spirituale dell'uomo, cerca di conseguire una trasformazione definitiva dell'individuo, della società e del mondo.

Secondo le ricerche condotte sull'uomo da Ron Hubbard (codificate in Dianetics, ma condivise da Scientology), l'essere umano sarebbe composto di tre parti: un corpo e una mente (che sono i mezzi con cui il thetan interagisce con il mondo materiale, ma che in ultima analisi sono lo Spirito che è divenuto materia attraverso una serie di processi di materializzazione) e l'individuo stesso, l'essere spirituale (thetan).

Il fattore unificante di tutto l'universo, lo scopo principale di tutte le forme di vita, sarebbe quello della sopravvivenza infinita. E per "sopravvivenza" non si intende soltanto la differenza tra vivere o morire. In Dianetics e Scientology, la sopravvivenza può essere definita come il "principio dinamico dell'esistenza", suddiviso in otto impulsi o stimoli (le "Otto Dinamiche"),in ordine crescente di grandezza, verso una migliore e più completa forma di esistenza e di realizzazione dell'essere umano. Queste "Otto Dinamiche" possono essere visualizzate sotto forma di cerchi concentrici che si espandono, da un unico centro, verso l'esterno. Rappresentano la visione che Scientology ha del nostro universo ed, in pratica, esprimono graficamente la crescente consapevolezza dell'uomo, come essere spirituale, a partecipare a tutti gli aspetti della vita. Ron Hubbard dette una spiegazione dettagliata di queste "dinamiche", nel libro "La Scienza della Sopravvivenza", completato nel 1951.

Eccone una breve descrizione:
La prima dinamica è la spinta verso l'esistenza e la sopravvivenza come individui. È collegata all'ambizione, agli obiettivi che l'individuo vuole raggiungere, all'abitazione, all'abbigliamento, all'alimentazione.
La seconda dinamica è l'impulso verso l'esistenza come attività sessuale; comprende l'unità familiare e la sopravvivenza tramite una discendenza.
La terza dinamica è la spinta a sopravvivere attraverso il gruppo, la comunità, la società (intesa anche come stato o nazione).
La quarta dinamica è lo stimolo a sopravvivere attraverso l'Umanità e la specie umana.
La quinta dinamica è quella delle forme di vita. È la spinta a sopravvivere in quanto forma vivente. Cerca di garantire, promuovere e difendere tutte le altre forme di vita dell'intero regno animale e vegetale.
La sesta dinamica corrisponde all'universo fisico composto di quattro elementi: materia, energia, spazio e tempo (MEST).
La settima dinamica è quella della vita spirituale. È l'impulso alla sopravvivenza come esseri spirituali. Comprende il proprio modo di essere, la capacità di creare, l'abilità di causare sopravvivenza. La settima dinamica è la sorgente della vita ed è separata dall'universo fisico.
L'ottava dinamica è la spinta ad esistere in quanto infinito, identificato con l'essere Supremo, il Trascendente, Dio.

Le prime quattro dinamiche sono collegate alle scoperte sulla mente di Dianetics, le altre quattro (aggiunte dopo) di carattere metafisico, sono trattate specificatamente da Scientology. La sesta, settima e ottava dinamica potrebbero essere disegnate come un triangolo con, al vertice, l'Essere Supremo, e alla base l'universo fisico e quello spirituale.

Da questa visione della vita come interdipendenza fra le varie dinamiche (questo concetto sembra riecheggiare, pur con tante differenze, la dottrina dell'"Origine dipendente", cioè del "Pratitya-Samutpada" del Buddhismo) scaturì la prima definizione dell'etica di Scientology. Si tratta di una definizione assolutamente originale e soprattutto "funzionale". L'etica sarebbe la "Razionalità volta al più alto livello di sopravvivenza per l'individuo, la razza futura, il gruppo, l'umanità e le altre dinamiche prese collettivamente. L'etica è ragione. Il più alto livello etico consiste in concetti di sopravvivenza a lungo termine con la minima distruzione, su qualsiasi dinamica" (definizione 2, in "Dizionario tecnico", op.cit. pag. 215). L'etica è quindi, nella sua soluzione ottimale, la razionalità volta al più alto livello di sopravvivenza su ciascuna delle "Otto Dinamiche".

Ron Hubbard attribuisce alla parola "etica" un significato particolare, per certi casi diverso da quelli comunemente usati nelle varie filosofie o tradizioni religiose. L'eticità di un individuo viene giudicata in base alle azioni che compie per la sopravvivenza di sé stesso e delle altre dinamiche. Il bene è ciò che è costruttivo per la sopravvivenza, il male è ciò che le va contro.

Ron Hubbard non si dilunga su come l'etica sia stata tradizionalmente trattata da filosofi o religiosi, se sia o no materia contemplativa, su cosa sia filosoficamente il giusto e lo sbagliato. Per Ron Hubbard la funzione dell'etica (che, ricordiamo, è attività interamente fondata sulla ragione) è quella di garantire i più elevati stadi di sopravvivenza su tutte le dinamiche. L'etica non è così un insieme di norme, regole o comandamenti, ma il frutto più autentico della profonda comprensione e della interiorizzazione del senso stesso della vita (espresso dalle "Otto Dinamiche"). Di conseguenza viene a cadere anche il concetto di peccato, così come insegnato dalle altre tradizioni religiose. Il peccato di per se non esiste; possono esserci solo azioni distruttive (quindi "errori") contro le varie dinamiche: contro l'uomo, la famiglia, la società, l'ambiente, l'umanità, la sua essenza spirituale, lo stesso Dio. Una parte dell'etica di Scientology si adopera, infatti, ad insegnare all'uomo a riparare a tali errori. L'etica di Scientology è qualcosa di personale; essere etici è una scelta che ogni individuo, in piena autonomia, può compiere. Per questo, secondo Ron Hubbard, l'etica è cosa diversa dalla "morale" e le due parole non possono essere usate come sinonimi. Con la parola "morale", in Scientology, si intende un insieme di norme di condotta concordate da un gruppo, una società o una nazione. Nascerebbe da esperienze accumulate dal passato e trasmesse nelle varie epoche. Proprio per questo, talvolta, può risultare inadeguata alle mutate condizioni di vita dell'uomo e della società, e spesso si dimostra inadatta a garantire elevati stadi di sopravvivenza sulle otto dinamiche.

Ecco, secondo il "Dizionario tecnico di Dianetics e di Scientology", una definizione di "morale": "La morale dovrebbe essere definita come un codice di buona condotta, formulato in base all'esperienza della razza per servire come unità di misura comune per il comportamento dell'individuo o dei gruppi. Una tale codificazione ha un posto preciso: la morale è in verità le leggi. La morale è in qualche misura arbitraria perché continua oltre il suo tempo. Ogni tipo di morale nasce dalla scoperta da parte del gruppo che alcuni atti contengono più dolore che piacere" (definizione n. 2 di "morale", in "Dizionario tecnico", op.cit., pag. 354).

Questo, naturalmente, non vuole dire che Scientology non tenga di conto della "morale", anzi un buon codice morale può costituire un ottimo fondamento per vivere in una famiglia, in una società o nello stato. Uno Scientologist dovrebbe sempre attenersi ai codici normativi della società in cui vive, anche se con la consapevolezza che, con il passare del tempo, alcune norme dei codici potrebbero diventare obsoleti o addirittura gravosi per l'individuo e la società. Così, pur nel rispetto dei codici morali vigenti, Scientology persegue i suoi ideali etici per promuovere la sopravvivenza su tutte le dinamiche sapendo che chi vìola il proprio personale senso dell'etica, perde immediatamente il rispetto di se stesso ed inizia a degenerare spiritualmente su tutte le dinamiche.

Il sistema etico di Ron Hubbard con le critiche a certi tipi di morale che possono divenire obsoleti e oppressivi sembra avvicinarsi a quanto proposto da Henry Bergson, nel suo paradigma etico. Di Henry Bergson abbiamo già accennato parlando dello "slancio vitale" (élan vital) che si manifesterebbe nel continuo divenire degli esseri. Per Bergson il "divenire" è la categoria suprema delle cose, è l'essere stesso della realtà, è l'"evoluzione creatrice". Dentro il quadro dello "slancio vitale", Bergson inserì anche il tema dell'etica nella famosa opera "Le due fonti della Morale e della Religione" ("Le deux Sources de la Morale et de la Religion", Paris, 1932). Il primo capitolo del libro tratta dell'obbligazione morale presenta in due forme diverse e caratteristica di due specie di società: quella definita "chiusa" e quella "aperta". Una società viene definita "chiusa" quando quasi ogni specie di attività è regolata rigidamente da leggi morali e sociali e da rigidi codici religiosi. Per Bergson un uomo che vive in questo tipo di società "oppresso da leggi e comandamenti" non può promuovere bene la propria spiritualità. Dall'altra parte c'è la società "aperta" e dinamica che consente il libero sviluppo della persona. In un certo senso, la società "aperta" di Bergson, incarna gli ideali dell'Umanità nella sua totalità delle sue dinamiche. L'uomo anela a vivere in questo tipo di società pervasa dall'"anima aperta" dell'universo che si estende con i suoi benefici anche agli animali, alle piante e a tutta la natura. Ai due diversi tipi di uomini, Bergson applica due sistemi di morale, una "chiusa" e l'altra "aperta". Quella "chiusa" è la morale ispirata dall'idea della sanzione temporale e basata sul timore di incorrere nelle pene previste per chi trasgredisce (giusto/sbagliato; premio/castigo). È la morale della pressione sociale che ha per fine la conservazione del potere da parte di certi gruppi sociali o religiosi; la morale "aperta" (che straordinariamente si avvicina al concetto di "etica" di Ron Hubbard) è invece quella che viene determinata dall'azione che si ispira all'idea di dedizione completa per tutta l'umanità ed il mondo. È la morale basata sull'empatia e la condivisione. Non è che l'obbligazione (il codice normativo) scompaia nella morale "aperta", piuttosto si trasforma: "In tutti i tempi – afferma Bergson - sono sorti uomini eccezionali nei quali si è incarnato questo tipo di morale "aperta": in Socrate, Platone, Buddha…". In una parola in tutti coloro che sono stati grandi propagatori di bene e "che per i loro contemporanei hanno costituito una potente fonte di ispirazione e amore" (Henry Bergson, "Le due Fonti della Morale e della Religione", tr. It., cap. terzo: "La religione dinamica", pagg. 205-261, Edizioni Di Comunità, Milano, 1962).

Ma, lasciamo da parte Bergson e torniamo all'etica di Scientology.

Scientology condivide con le altre religioni il convincimento che nessuna persona può essere spiritualmente libera se si occupa solo della prima dinamica. Un uomo, così orientato (anche nella ricerca religiosa, per esempio in certe forme di ascetismo dove si cerca solo il proprio avanzamento spirituale, la propria "illuminazione" o salvezza) perdendo il senso di responsabilità verso le altre sette dinamiche, sarebbe un enorme egoista. È, così, necessario, prima di intraprendere qualsiasi attività, prima di decidere quale linea di condotta seguire o quale decisione prendere (anche riguardante le semplici questioni quotidiane) analizzare e prendere in considerazione l'influenza che la nostra decisione avrebbe su tutte le altre dinamiche. Come abbiamo visto, lo standard consigliato è quello di seguire una condotta che apporti "il maggior beneficio al maggior numero di dinamiche". Una buona condotta etica sa coniugare la crescita personale con i benefici in tutte le dinamiche; mentre una azione non etica è quella che provoca la distruzione delle dinamiche. Per questo il fedele di Scientology è invitato a mettersi in sintonia con tutte le dinamiche. Per aiutarlo in questo cammino di "introspezione" è nata la "tecnologia dell'etica". Ron Hubbard ne parla in un suo fondamentale saggio: "Introduzione all'Etica di Scientology". "Questa catena di argomentazioni - riguardo all'etica - proseguì attraverso i secoli. Un filosofo dopo l'altro tentò di far luce sui soggetti dell'etica e della giustizia. Purtroppo, fino ad oggi, non era stata individuata nessuna soluzione funzionale, come dimostra il declino del livello etico della società. È ovvio, quindi, che il risultato raggiunto in questa materia non sia una conquista da poco. Non solo abbiamo definito i termini che Socrate tralasciò di definire, ma abbiamo anche una tecnologia funzionale che aiuta a togliersi dal fango e che chiunque può utilizzare. Le leggi naturali alla base di questo argomento sono state scoperte e messe a disposizione di tutti" (Ron Hubbard, "Introduzione all'Etica di Scientology", New Era Publications International, ApS, Copenhagen, 2007, pag. 5).

In quest'opera Ron Hubbard non si limita a dare le definizione di etica e di morale, di bene e male, di giusto e sbagliato; non si limita a sottolineare il carattere razionale dell'etica (pag. 18) o a descrivere le "Otto Dinamiche" (pagg. 12-14), ma fornisce anche le giuste informazioni tecniche per "riabilitare" la condotta etica di ogni uomo. La "tecnologia di etica" vuole insegnare a leggere e a "misurare" le diverse condizioni di esistenza in modo che ciascuno possa operare positivamente e armoniosamente (cioè possa "espandersi", secondo la terminologia di Scientology) su ogni dinamica, aumentando così il proprio livello etico. L'idea alla base del processo riabilitativo è che tutti, nonostante gli errori commessi, siano sempre in grado, e con le proprie forze, di migliorarsi.

Ron Hubbard indica 12 "condizioni" di esistenza che rappresentano il grado di sopravvivenza nelle dinamiche, e fornisce i mezzi più adatti per operare in senso etico. Le 12 " condizioni", descrivono stati "operativi" dell'essere: più si opera a favore delle dinamiche e più si è etici, meno si opera a favore e meno si è non etici. Hubbard analizza queste "condizioni" nel capitolo quinto del suo trattato sull'etica ("Introduzione all' Etica di Scientology", op.cit. pagg. 95-124), per poi determinare le "formule" necessarie per "salire di tono", cioè per salire a condizioni etiche più elevate ("Introduzione all'Etica di Scientology", op.cit. pagg. 127-146). Le 12 condizioni vanno dallo stato più basso, di totale confusione, dove l'individuo vive nel più completo disordine (definito "stato di movimento casuale") al più alto, la "condizione di potere", in cui niente è in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza di chi vi si trovi. Tra questi due estremi vi sono tutte le altre condizioni: tradimento, nemico, dubbio, rischio, non esistenza, pericolo, emergenza, normale operatività, abbondanza, cambio di potere. Le "formule", ossia le procedure da utilizzare, per migliorare la propria condizione di esistenza e, quindi, per operare eticamente, anche se sono nate per un impiego interno alla Chiesa di Scientology, possono essere usate da chiunque ed in qualsiasi situazione. Attraverso queste procedure l'individuo è invitato a mettersi in sintonia con sé stesso, gli altri uomini, il mondo e Dio.

Per certi versi la pratica di analisi introspettiva, finalizzata all'aumento del comportamento etico, insegnata da Ron Hubbard potrebbe avvicinarsi ad un "percorso verso la felicità" sviluppato, negli anni '40 del secolo scorso, da Shin Yoshimoto Ishin, un uomo di affari giapponese, praticante buddhista della scuola Jodo Shinsho. Questo processo di guarigione spirituale giapponese si basa sulla tecnica del "Naikan", cioè dello "Sguardo Interno", una forma meditativa d'introspezione (ma possono essere utilizzati anche dei questionari auto-esplorativi) utilizzata per ottenere il risveglio spirituale e diffondere la gioia e la felicità a sé stessi, agli altri, e al tutto.

Il "Naikan" si sviluppa dalla comprensione di due concetti basilari del Buddhismo. Il primo è quello dell'"ignoranza" (avidya), che provoca la sofferenza derivante dal desiderio che, in pratica, è uno scollamento tra il modo in cui percepiamo le cose ed il modo in cui effettivamente sono. L'altro è quello della interdipendenza. Generalmente, ed in modo sbagliato, pensiamo che esistono persone e cose indipendenti l'una dalle altre e reali nella loro individualità. In realtà tutto è dinamico ed interdipendente. Per il Buddhismo non è che i fenomeni e le cose non esistono; quello che non esiste sono le "qualità" che imponiamo su di loro. In altre parole, quando noi affermiamo che una cosa è "cattiva", "buona", "bella" o "brutta" erroneamente crediamo che queste caratteristiche siano intrinseche al fenomeno; in realtà sono valide solo per noi e per chi condivide il nostro codice di riferimento (la stessa cosa avviene anche nei codici morali). La sofferenza si produce quando le nostre idee o convincimenti non corrispondono alla realtà. Il problema in definitiva è cognitivo e la "sofferenza", deriva da cognizioni sbagliate. La causa prima della sofferenza sarebbe da ricercare nella mente. Per alcune dottrine del Buddhismo (ad esempio in quelle della già citata scuola "Cittamatra"), ma anche in Dianetics e Scientology, la causa della sofferenza risiederebbe in un aspetto particolare della mente definita, dai primi "coscienza alaya", cioè "coscienza ricettacolo", e dai secondi "mente reattiva". Naturalmente i due concetti non corrispondono perfettamente anche sono in una certa sintonia. Nella "coscienza ricettacolo" si accumulerebbe tutto il karma creato nell'esistenza presente ed in quelle precedenti; sarebbe presente come tracce mnemoniche (semi karmici) di cui l'uomo, generalmente, non è consapevole. In Dianetics e Scientology si parla invece, di due tipi di mente: una analitica e l'altra "reattiva". La prima è quella in cui il Theta esercita le funzioni di coordinamento e di ragionamento per l'organismo, l'altra, che potremmo, forse, definire "inconscia" può indurre l'uomo a compiere delle azioni irrazionali, indipendentemente dalla sua volontà e solo sulla base di stimoli-risposte. Questi stimoli sarebbero provocati da sollecitazioni (inconsapevoli) di tracce di memoria latenti (anche karmiche) spesso invalidanti e dolorose, conservate nella mente "reattiva". Dianetics e Scientology chiamano queste tracce mnemoniche distruttive "engram". Con i loro procedimenti cercano di portarli alla luce per liberarsene e raggiungere lo stato di "clear", una condizione di "chiarezza" priva di condizionamenti inconsci.

Ma torniamo alla forma d'introspezione del "Naikan".

La terapia "Naikan", attraverso una serie di domande (che per certi versi, nell'utilizzo, potrebbero avvicinarsi alle "Formule di condizione" proposte da Ron Hubbard) invita ad esaminare sé stessi guardando alla propria condizione presente e ricordando le azioni passate (che hanno lasciato una traccia, spesso, dolorosa nella mente). L'analisi è condotta osservando gli eventi accaduti, prima dalla propria prospettiva, per poi cercare di analizzarli con gli occhi degli altri. Secondo Shin Yoshimoto Ishin, solo così, capendo che nessuno è indipendente o estraneo agli altri, l'uomo potrà aumentare di eticità e, di conseguenza, trasformare il suo atteggiamento verso le altre persone, la società ed il mondo. Le tecniche di "riabilitazione" del "Naikan", in modo assolutamente analogo a quello proposto da Scientology, vengono utilizzate nelle carceri giapponesi e nella cura delle dipendenze (alcol, tossicodipendenza, dipendenza dal gioco, ed altro). Anche il percorso individuato dalla pratica del "Naikan" ruota attorno all'eterno problema di quale sia per l'uomo il modo migliore di vivere (che è il tema fondamentale dell'etica).

Per il Buddhismo, come per Scientology, il "modo migliore di vivere" è un problema gnoseologico che passa da un radicale riordinamento della nostra comprensione della realtà, poiché come abbiamo visto, la sofferenza ha origine da una errata percezione di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri, l'ambiente e l'universo. L'etica del Buddhismo, come quella di Scientology, nasce e si sviluppa per rettificare le dissonanze spirituali nella propensione umana del "desiderio" e per riportarne l'armonia. Ma con una sostanziale differenza: nel Buddhismo si tende, in ultima analisi, ad arrivare alla soppressione del desiderio come causa del dolore (che non è una qualità, un accidente della vita; in altre parole la vita non è qualcosa che ha il dolore ma è il dolore stesso), mentre in Scientology si cerca di rettificare le dissonanze spirituali (compresa quella del desiderio) perché divengano stimolo ad operare armoniosamente nelle varie dinamiche.

Questa analisi (che è anche etica), in Dianetics e Scientology, viene formulata nella "Scala del Tono", una "scala" da 0.0 a 4.0 che traccia e codifica le emozioni e le propensioni spirituali da cui fluiscono le differenti qualità dell'azione. Secondo il "Dizionario tecnico di Dianetics e di Scientology" la "Scala del Tono": "...traccia la spirale discendente della vita dalla piena vitalità e coscienza, attraverso la semi-vitalità e semi-coscienza sino alla morte" ("Dizionario tecnico", op.cit. pag. 514). La "Scala del Tono" mostrando i toni emozionali consecutivi che una persona può sperimentare spiega perché le persone si comportano in un certo modo ed indica come comunicare con loro per aiutarli. Ma la "Scala" può essere usata anche individualmente per risalire verso condizioni emozionali e spirituali migliori. È interessante sottolineare come Ron Hubbard per definire questi livelli abbia utilizzato la parola "tono". È come se l' emozione fosse una nota musicale che vibra armoniosa nei livelli più alti per diventare sempre più distorta e stonata in quelli più bassi. Nei livelli più bassi della "Scala" la nota è quasi assente (il livello 0.0 corrisponde alla morte) e c'è una scarsissima propensione del desiderio. È il mondo dell'"inutile", dell'"apatia", del "senza speranza", che sembrano non fornire alcuna base per un'azione etica. I livelli subito successivi ("paura", "collera", "ostilità", e altri) impediscono, quasi del tutto, ogni forma di libertà indispensabile per vivere eticamente.

Ron Hubbard, nel suo saggio "La Scienza della Sopravvivenza" afferma che "… dal livello 2.0 in giù, s'iniziano ad incontrare arbitrari distruttivi (chiamati per mancanza di termini migliori, "autoritarismo") e che tutte le leggi create a tale livello ed in punti più bassi della scala avranno conseguenze caratterizzate da non-sopravvivenza. In generale, i criminali si collocano nella fascia inferiore al livello 2.0 della scala; però la maggior parte di loro si trova da più o meno 1,3 in giù.... Ciò non significa che gli individui che si trovano potenzialmente intorno alle fasce di tono dal livello 2.0 in giù, siano attivamente e cronicamente criminali o che siano attivamente o cronicamente amorali; vuol dire, però, che durante periodi d'inturbolazione essi non sono etici, sono immorali e si trattengono dall'esserlo solo in proporzione alla quantità di theta libero che hanno ancora a disposizione" (Ron Hubbard, "La Scienza della sopravvivenza", New Era Publications International ApS, Copenhagen, 2007, pag. 151).

Nei livelli di "Tono" successivi abbiamo, fra l'altro, la "monotonia", la "noia", il "conservatorismo", e ancora "allegria", "estetica", il "forte interesse", "azione", per arrivare, nel livello più alto (il tono 4.0) alla "Serenità di essere" dove l'individuo è perfettamente entusiasta, felice e vitale. Poche persone sono per natura a questo livello. Secondo Ron Hubbard la "Scala di Tono" presenta un aspetto cronico ed uno acuto; in altre parole una persona può passare in pochi minuti da un livello all'altro, oppure rimanervi a lungo. Per certi versi, e sempre con le dovute differenze, questa concezione si avvicina ad un'altra visione buddhista della vita, quella dei "Dieci Mondi" (in giapp. "Jikkai"). I "Dieci Mondi", descritti dai trattati metafisici di alcune scuole del Buddhismo Mahayana (in Cina T'ien- t'ai; in Giappone Tendai e gli insegnamenti del bonzo Nichiren, 1222-1282) che hanno come riferimento il "Sutra del Loto" (in sanscr. "Saddharma- Pundarika Kyo", in giapp. "Hokkekyo") sono stati di vita potenziali inerenti ad ogni individuo. In altri termini indicano dieci stati o condizioni che una persona può manifestare o sperimentare di momento in momento nel corso della propria esistenza. Descritti sinteticamente, questi "Dieci Mondi" possono essere definiti come: "Inferno", "Avidità", "Animalità", "Collera", "Umanità", "Cielo", "Apprendimento", "Illuminazione parziale", "Bodhisattva" e "Buddhità". Vediamo di spiegarli meglio: l'"inferno" è uno stato di sofferenza; con l'"avidità" si cade in preda ai desideri; l'"animalità" è il regno delle reazioni istintive, irrazionali, mentre la "collera" genera disordini e conflitti. Queste quattro condizioni dell'essere sono definiti i "quattro cattivi sentieri", o i "sentieri dell'infelicità". Dalla condizione di "umanità" in su le cose migliorano; poi, attraverso la conoscenza che scaturisce dall'"apprendimento", l'uomo può arrivare allo stato di parziale comprensione della vita ("illuminazione parziale") ed in seguito, tramite continui sforzi personali alla condizione di Bodhisattva contrassegnata dall'empatia e dall'altruismo, dal provare gioia nell'aiutare gli altri. Infine, può giungere allo stato di Buddhità, definibile come una condizione di infinità liberta e di felicità assoluta. Potrebbe sembrare semplicistico ridurre l'intera gamma dell'esperienza umana a soli dieci stadi e forse lo è; vari sono stati i motivi che hanno portato a questa suddivisione e non è questa le sede adatta per analizzarli. Mi interessa invece sottolineare come queste 10 condizioni buddhiste dell'essere mostrino anch'esse un carattere "acuto" ed uno "cronico". Ognuno di noi può sperimentarlo, o verificarlo anche sulla "Scala del Tono" di Ron Hubbard. Credo che basti un esempio per capire quanto detto. Immaginate di aver vinto alla lotteria, siete felici urlate di gioia (è la condizione di "Cielo", in cui si è temporaneamente gratificati dalla realizzazione di un desiderio), ma subito dopo il postino vi consegna una lettera con la richiesta di un enorme rimborso di tasse… allora cadete nella depressione, e forse anche nella collera. In pochi minuti, come conferma Ron Hubbard, siete passati da un livello all'altro, da un tono superiore ad un tono inferiore, invalidante. "La Scienza della Sopravvivenza" ci aiuta a capire, in maniera scientifica e razionale, i motivi per i quali un individuo scende in basso sulla "Scala del Tono", e ci spiega i mezzi che possono aiutarlo ad innalzarsi (materialmente, eticamente e spiritualmente).

Col passare del tempo, la Chiesa di Scientology si è ingrandita ed evoluta ed ha sviluppato una serie di codici deontologici di comportamento applicabili nelle varie situazioni particolari. È, così nato il "Codice dell'Auditor" che ha come scopo quello di mantenere alti standard professionali non solo nell'auditing ma anche nella vita di ogni Scientologist, tanto da essere definito "il modello di comportamento pro-sopravvivenza"; il "Codice del Supervisore", che regola il comportamento nelle aule dove si studiano e si approfondiscono i corsi di Scientology; il "Codice d'Onore", un insieme di 15 principi a cui aderire spontaneamente e senza alcuna imposizione: è il codice dell'amicizia e della lealtà applicata alle relazioni umane. C'è il "Codice dello Scientologist" che fornisce le linee di condotta da tenere nella lotta per i diritti umani e la diffusione di Scientology nel mondo. Ed infine, la già citata "Via della Felicità", in ultima analisi è un vero e proprio codice normativo di comportamento che tutti possono liberamente adottare.

A fare da naturale complemento al sistema di Etica di Ron Hubbard, abbiamo anche un sistema di giustizia. In pratica, quando un individuo non riesca ad adottare una condotta etica, il gruppo al quale appartiene, può prendere nei suoi confronti alcuni provvedimenti. Ma queste azioni dovrebbero essere utilizzate solo in maniera propedeutica, riabilitativa, e solo finché la persona sanzionata non sia migliorata a livello etico. Secondo Ron Hubbard la Giustizia è "l'azione che il gruppo intraprende nei confronti dell'individuo, quando egli non intraprende tali azioni (naturalmente ci si riferisce alla condotta etica) di propria iniziativa" (Ron Hubbard, "Introduzione all'Etica di Scientology", op.cit. pag. 3). Cerchiamo di approfondire l'argomento prendendo spunto da una comunicazione di Ron Hubbard (Bollettino HCO del 12 luglio 1980, dal titolo: "I fondamenti dell'etica".

Secondo Ron Hubbard: "il dizionario (naturalmente quello comunemente usato e non quello che specifica la terminologia di Dianetics e Scientology) definisce la parola etica come: "lo studio della natura generale della morale e delle specifiche scelte morali che devono essere fatte dall'individuo nei suoi rapporti con gli altri". Lo stesso dizionario definisce la parola giustizia come: "conformità al diritto morale, o alla ragione, verità o realtà, oppure l'amministrazione della legge". Come si può notare questi due termini sono divenuti confusi. Da tempo immemorabile tutte le filosofie hanno affrontato questi argomenti senza mai risolverli. Che Dianetics e Scientology vi siano riusciti, rappresenta una straordinaria conquista. La soluzione risiede, in primo luogo, nell'aver separato gli argomenti. È in questo modo che diventa possibile ottenere una tecnologia che possa funzionare per entrambi. Per etica si intende semplicemente delle azioni che un individuo intraprende su di sé. Si tratta di qualcosa di personale. Quando una persona è etica, oppure "la sua etica è in", lo è in maniera autodeterminata e agisce da se stessa. La giustizia è invece l'azione che il gruppo intraprende nei confronti dell'individuo, quando egli non intraprende queste azioni di sua iniziativa".

Come evinciamo dalla stessa Comunicazione, l'ideale per un individuo non etico sarebbe quello di prendere coscienza della propria situazione, per poi intraprendere un percorso di iniziativa etica, perché "… l'etica è innata nell'individuo, a tal punto che quando esce dal seminato, egli cercherà sempre di sormontare la sua stessa mancanza d'etica" (Bollettino HCO del 12 luglio 1980). Ma l'uomo non sempre ha la forza di mettersi in discussione e di iniziare un cammino di reintegrazione. In questi casi diventa necessario ricorrere alle procedure di giustizia.

Secondo Ron Hubbard, nel tempo queste procedure possono portare alla riabilitazione: "A lungo andare le nostre procedure di giustizia riabilitano per davvero. Disciplinano solo coloro che fanno del male agli altri ed offrono loro un metodo per cambiare, in modo che anch'essi alla fine possano vincere… ma senza farci del male" (Ron Hubbard, "Introduzione all'Etica di Scientology", op.cit. pag. 294). La giustizia per Ron Hubbard non deve mai essere fine a se stessa o strumento di repressione o vendetta, perché nessuno è fondamentalmente malvagio e "l'uomo può sempre imparare ad adottare una condotta etica e risalire la china" (citato in: "Umanitario: ripristinare onore e rispetto di sé", in: "La serie di Ron Hubbard", New era Publication International, ApS, Copenhagen, 2012, pag. 35).

Secondo Ron Hubbard, qualunque uomo, può, dunque,"risalire la china" e giungere alla piena consapevolezza di sé come essere spirituale, ed è in questa prospettiva che i valori etici saranno ristabiliti nella loro dimensione più autentica. Ma quali sono i valori autentici dell'etica? Ricordiamo quanto finora detto: Ron Hubbard ritiene che l'etica sia "la razionalità volta al più alto livello di sopravvivenza sulle Otto Dinamiche" e che, di conseguenza, l'eticità di un individuo debba venir giudicata sulla base delle azioni che compie per la sopravvivenza di sé stesso e quella delle altre dinamiche. Abbiamo anche visto come sulla "Scala del Tono" (cfr.: "La Scienza della Sopravvivenza") una persona inizi a compiere azioni distruttive (quindi poco etiche o non etiche del tutto) dal livello 2.0 in giù. Questo livello potrebbe, così, essere considerato lo standard più o meno normale, dell'uomo. Da quel 2.0 gli individui possono solo scegliere di salire o di scendere, per "creare" o "distruggere". Quel 2.0, nel nostro universo fisico, potrebbe, grossomodo, corrispondere ad uno standard di "normalità" operativa o di "sanità mentale". Ne consegue che lo stato di "sanità mentale" di una persona dipenderebbe dalla sua capacità di poter creare o distruggere qualcosa, e non solo come "illusione", o ipotesi. Naturalmente quel "creare" e "distruggere" è riferito all'operatività dell'uomo sulle "Otto Dinamiche". La citazione precedente è tratta da una conferenza che Ron Hubbard, tenne nel suo Corso di Dottorato di Filadelfia (1/XII/1952). In quest'occasione Ron Hubbard parlò dell'etica, del nostro universo fisico e si pose la domanda (forse come provocazione) se al di fuori delle Otto Dinamiche, potessero esisterne altre; accennò così, alla IX e X dinamica (che associò rispettivamente all'estetica e all'etica). Ron Hubbard prese lo spunto parlando di Friedrich Nietzsche e del suo paradigma etico presentato in "Così parlò Zarathustra". In quel libro il filosofo tedesco demoliva l'ordine etico per sostituirlo con uno nuovo basato esclusivamente sul principio dell'assoluta libertà. Per Nietzsche il "super-uomo" è colui che accetta tutto e non oppone alcun rifiuto a quello che la vita gli offre: il bene come il male, il bello come il brutto, la creazione come la distruzione. Per Ron Hubbard, sarebbe stato proprio quel cattivo ideale, e non la sifilide, a condurre Nietzsche alla pazzia; la stessa cosa potrebbe accadere a chiunque cercasse di metterlo in atto come filosofia di vita, nel nostro universo. Questo perché, per Ron Hubbard: "Chi è solo capace di creare e non è anche capace di distruggere come colui che è solo capace di distruggere e non di creare" non è etico, anzi deve essere considerato alla stregua di un folle che cerca di andare contro le leggi che governano la nostra realtà. La citazione è sempre tratta dalla Conferenza di Filadelfia, di cui abbiamo parlato precedentemente. Per solo ipotizzare la possibilità che qualcuno possa mettere in pratica il paradigma di vita proposta da Nietzsche, dovremmo postulare l'esistenza di altri sistemi (quelli, per esempio, dove si ipotizza che possa esistere una IX e X Dinamica ) che sarebbero, per l'uomo, di sconosciuta entità e quindi inimmaginabili. Ma è possibile postulare qualcosa fuori da quello che possiamo immaginare? Possiamo immaginare qualcosa che va oltre a tutto quello che il nostro universo fisico ci consente?

L'argomento è interessante perché apre alle domande se sia possibile per gli uomini uscire da sé stessi e se sia possibile immaginare qualcosa al di fuori del "sistema" (in questo caso le "Otto Dinamiche") in cui l'individuo si trova. Per quanto riguarda la prima domanda la risposta di Ron Hubbard è possibilista: è l'esperienza della "esteriorizzazione". Per il "Dizionario Tecnico di Dianetics e di Scientology" l'esteriorizzazione sarebbe: "(definizione n. 1) lo stato in cui il thetan, l'individuo stesso, si trova al di fuori del suo corpo. Quando questo avviene, la persona raggiunge la certezza di essere se stesso e non il proprio corpo". E ancora: "(definizione n. 2) il fenomeno di essere in una posizione dello spazio dipendente solo dalla propria considerazione, in grado di vedere da quello spazio il corpo e la stanza come sono. Questo è esteriorizzazione. La persona può vedere il corpo o controllare il corpo da una distanza" ("Dizionario Tecnico", op. cit. pag. 213 ). È una esperienza spirituale ai margini delle possibilità umane ma descritta dai mistici di tutte le religioni; è il viaggio dell'anima, del nostro essere spirituale che si distacca dalla corpo, nella visione e nell'estasi. Tuttavia, se accettiamo questa eventualità, credo, che prima di tutto sia necessario cercare di capire la differenza che c'è tra "percepire sé stessi" fuori dal corpo e "trascendere a sé stessi". Forse approfondendo la percezione e la consapevolezza di sé, allargando a poco a poco i limiti del sistema, dove siamo come "intrappolati", si può arrivare ad acquisire la sensazione di essere tutt'uno con l'universo intero.

Ho parlato della condizione di intrappolamento e di prigionia dell'uomo nell'universo fisico, e "Intrappolato" è anche il titolo di un capitolo di un famoso libro di Ron Hubbard ("Dianetics 55") dove viene, fra l'altro, affrontato il tema della libertà nell'universo MEST e di come l'individuo può cercare di liberarsi dalle catene della materia, dell'energia, dello spazio e del tempo. Le tesi di Ron Hubbard sembrano riprendere alcune credenze dell'antico Gnosticismo: quelle delle "anime" prigioniere nel mondo fisico e del loro desiderio di tornare all'Essere, da dove sono venute e dove desiderano tornare per vivere in eterno: "... L'intrappolamento è l'opposto della libertà. Una persona che non è libera è intrappolata. Può essere intrappolata da un'idea, può essere intrappolata dalla materia, può essere intrappolata dall'energia, può essere intrappolata dallo spazio, può essere intrappolata dal tempo o può essere intrappolata da tutte queste cose.

Più un preclear (cioè: qualcuno che non ha raggiunto lo stato di "clear") è intrappolato, meno è libero. Non può cambiare, non si può muovere, non può comunicare, non può provare affinità e realtà. Si potrebbe dire che la morte stessa sia l'intrappolamento estremo dell'Uomo. Quando un uomo, infatti, è completamente intrappolato è morto. È nostro compito portare alla luce, sia nella ricerca che nell'auditing, la via che porta a una libertà più grande per l'individuo e per il gruppo, che è la strada verso maggiore capacità. I procedimenti usati attualmente dall'auditor hanno solo la funzione di assicurare maggiore libertà per l'individuo, per il gruppo e per l'Umanità. Qualsiasi procedimento che conduca a una maggiore libertà per tutte le dinamiche è un procedimento valido.

Va ricordato comunque che un individuo opera su tutte le dinamiche. La repressione della Terza o Quarta Dinamica da parte di un individuo conduce a una libertà minore per l'individuo stesso. Così il criminale, diventando libero in modo immorale, danneggia il gruppo e l'Umanità, diventando quindi lui stesso meno libero. Di conseguenza non esiste libertà alcuna in assenza di affinità, accordo e comunicazione (con le altre Dinamiche). Quando un individuo se ne allontana, la sua libertà viene nettamente ridotta e egli si ritrova a far fronte a barriere gigantesche.... Una volta raggiunta la comprensione si ottiene la libertà. È necessario ristabilire una comunicazione sufficiente a permettere all'individuo, completamente avviluppato nei meccanismi dell'intrappolamento, di salire a un livello di comprensione più elevato. Una volta raggiunto, il suo intrappolamento ha termine… l'individuo desidera una maggiore libertà, una volta che ne ha barlume. E l'auditing, fatto secondo i precisi codici e regole di Dianetics e di Scientology, porta l'individuo fuori dalle prime zone di intrappolamento, fino al punto in cui può conquistare livelli di libertà più elevati, sia tramite auditing che da solo. L'unico motivo per cui ci si serve di un metodo specifico con il quale iniziare è per far cominciare a muovere l'individuo fuori da un labirinto di specchi di una complessità tale che lui stesso, se tentasse di seguire una strada propria, non potrebbe far altro che perdersi".

Ron Hubbard, con il termine di "auditing" si riferisce all'applicazione di specifici procedimenti e procedure di Dianetics e Scientology che "liberano dalle barriere non desiderate che inibiscono, bloccano o smorzano le abilità naturali di una persona nello stesso tempo aumentano gradualmente l'abilità che una persona possiede in modo che diventi più abile e che la sua sopravvivenza, felicità ed intelligenza aumentino enormemente" (definizione n. 2 di "auditing", "Dizionario tecnico di Dianetics e di Scientology", op.cit. pag. 41).

Ma è possibile andare oltre? È possibile ipotizzare altre dinamiche oltre l'Ottava? La logica insegna che comunque ci si rigiri dobbiamo sempre seguire le regole che ci sono inerenti; sfuggire alle regole vorrebbe dire infrangere le leggi della fisica che regolano il nostro universo. E la cosa sembra, francamente, piuttosto ardua.

La questione fu affrontata dal logico matematico Kurt Godel (1906-1978 ) nel suo famoso "teorema di incompletezza" enunciato nel 1931: i problemi che rendono incompleto il sistema possono essere espressi ma non risolti nel sistema. Come possiamo, all'interno del nostro sistema cognitivo, cercare di risolvere questioni che vanno oltre i normali parametri logici ? Finché rimarremo ancorati al nostro mondo fisico (l'Universo MEST di Ron Hubbard), pur essendo esseri spirituali, vivremo sempre nella parzialità, ossia non avremo un punto di vista esterno da cui poter giudicare il sistema. L'unica ipotesi che, forse, potremmo formulare è quella della possibilità di poter saltare da un sottosistema del nostro universo (mentale e quindi spirituale) ad un altro più vasto ( qualcosa di simile al "mondo migliore che ogni uomo ha nell'idea" ipotizzato da Kant ). Ma cos'è questo "mondo migliore"? L' Infinito?, il Paradiso? Il Nirvana? La Soluzione finale? o un residuo della non-soluzione? Perché, forse, in ultima analisi, non è niente di ciò che potrebbe essere immaginato a partire dal sistema stesso.

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Voglio sinceramente ringraziare Luigi Brambani per avermi fornito indicazioni e consigli che mi sono stati di grande utilità nella compilazione della presente relazione.

Silvio Calzolari
Istituto Superiore di Scienze Religiose
Firenze