Lo SHUNGA GIAPPONESE: lo specchio della vita e dell’amore

di Silvio Calzolari

Le prime xilografie giapponesi comparvero nel XIV ° secolo ed ebbero sempre carattere e contenuto religioso. Furono eseguite da monaci buddhisti che copiavano ed intagliavano su tavolette in legno di pero e di ciliegio le opere d’arte che si conservavano nei templi, per divulgarne la conoscenza e la diffusione tra i devoti ed i pellegrini. Naturalmente le prime immagini furono quelle delle divinità e dei fondatori dei vari monasteri. La migliore fioritura xilografica si ebbe solo due secoli dopo, sotto la dinastia della famiglia dei Tokugawa (periodo di Edo, 1603-1867). In quel periodo, con il mutare delle condizioni sociali, l’arte fino allora privilegio esclusivo del clero e dell’aristocrazia si avvicinò alla nuova società urbana emergente, alla classe borghese dei mercanti e dei commercianti che cercavano i piaceri mondani nel teatro e nella vita allegra e spensierata dei quartieri delle case da tè. Durante il periodo denominato Genroku (1688-1703) ad Edo (antico nome di Tokyo) l’accumulo del profitto da parte dei mercanti aveva determinato la nascita di nuove ricchezze che favorirono il fiorire del teatro popolare del Kabuki e lo sviluppo del “quartiere del piacere” (Yoshiwara, la “città della notte”). Poeti e pittori trovarono in questi nuovi poli d’attrazione l’ispirazione per le loro creazioni che suscitarono l’apprezzamento generale. Un fenomeno simile si sviluppò anche in Francia, a Parigi, quando, nella Belle Epoque, i teatri ed i salotti delle cortigiane divennero luoghi di cultura e ritrovo di artisti. Nel Giappone dei reggenti Tokugawa le stampe xilografiche policrome divennero il mezzo espressivo per eccellenza a rappresentare la giocosità di questa nuova condizione di vita. Fu il trionfo dello Ukiyo-e ( “Pittura del Mondo Fluttuante”, cioè della “vita che passa”, dell’effimero). Il nome Ukiyo-e riprende il valore tradizionale dell’antico insegnamento buddhista del mondo come “illusione” (“uki”, cioè:”dolore”; “yo”: ”mondo” ed “e”: ”pittura”, ”immagine”) nel quale tutto è caduco, doloroso e passeggero, riportato però ad un significato per certi versi estremo: dobbiamo rassegnarci all’inevitabile per poter apprezzare la vita attimo per attimo. Il letterato Asai Ryoi (1612-1691) nei suoi “Racconti del Mondo Fluttuante”(Ukiyo Monogatari, 1666) descrive così il termine Ukiyo : ”Contemplare la luna, guardare la neve, godere della fioritura dei ciliegi e delle foglie di acero; il gusto di cantare canzoni, bere sakè e provare piacere nel fluttuare, lungo la corrente del fiume, come un guscio vuoto di zucca”. In altre parole: vivere il presente, la bellezza della vita e della natura, con la consapevolezza che tutto è destinato a passare come i fiori di ciliegio che appena sbocciati vengono trascinati via dalla brezza primaverile. L’Ukiyo-e, nella sua espressione estetica più alta, vuol descrivere la dolce malinconia delle cose che passano, per esaltarne l’eternità. Nonostante l’ostracismo delle scuole tradizionali di pittura, aristocratiche e formali, ed il compatimento delle gerarchie religiose, le stampe popolari del” mondo dell’effimero” conobbero una grandissima diffusione; gli editori pagavano lautamente artisti, intagliatori e stampatori, sentendosi ampiamente compensati dal largo smercio delle pitture che rivelavano ed illustravano, insieme alle bellezze naturali dei dintorni di Edo, agli scenari suggestivi del monte Fuji e agli incanti lunari sul fiume Sumida, anche le usanze di teatro, le abitudini delle cortigiane,le danze e le gaie feste dei quartieri del piacere delle città di Edo e di Osaka. Protagonisti delle stampe divennero le leggiadre e civettuole cortigiane (bijin, cioè: ”belle donne”), gli attori del teatro popolare, i giocatori d’azzardo, i ricchi mercanti,i damerini, le geisha e persino le prostitute. L’Ukiyo-e introdusse nell’arte tutti gli aspetti della vita ed il patrimonio della pittura classica dovette cedere dinanzi alla trionfante individualità degli attori e delle bellezze femminili. Gli artisti di questa scuola conducevano spesso una vita gaudente e libertina;amavano bere sakè, erano sempre in lotta per difendersi dal plagio, per sollecitare intagliatori pigri o per costringere gli editori a pagare; qualcuno si dedicò alla poesia, altri conobbero il carcere, altri ancora mutarono più e più volte il nome passando da scuola a scuola, da bottega a bottega. Tutti i maggiori pittori dipinsero stampe di soggetto erotico e molti si cimentarono nello Shunga ( “pitture della primavera”, dove il termine “primavera” è un chiaro riferimento al sesso) dallo spiccato contenuto pornografico. Questo tipo di stampe (dette anche higa, cioè: ”immagini segrete”) conquistarono subito un larghissimo mercato anche perché non furono mai esplicitamente vessate dalla censura per “oltraggio del pudore”, e se misure coercitive ci furono riguardarono quasi sempre gli artisti che talvolta, attraverso le loro opere cercavano di criticare il potere politico. Tutti compravano le immagine erotiche, dai mercanti ai semplici cittadini, dai frequentatori delle case di tolleranza (le cosiddette: ”case verdi) ai preti buddhisti, dai fidanzati per le future spose agli amanti per ravvivare il loro slancio amoroso. Nel mondo dell’effimero tutte le emozioni e le sensazioni dovevano essere sperimentate e gustate, compreso quelle della sessualità. Così gli artisti si sbizzarrirono e cercarono di rappresentare il sesso in ogni aspetto: dalle tenerezze più delicate, alle posizioni dell’amplesso, dalle perversioni più spinte, alle fantasie più sfrenate. Il tutto spesso filtrato dall’occhio dell’ironia e dell’umorismo. In verità, già in epoca feudale, nel periodo di Kamakura (1185-1333), si era diffuso, ma in modo piuttosto limitato, un certo genere di pittura erotica. Non si trattava di stampe ma di pitture che venivano arrotolate, rotoli pittorici (emakimono). Fra questi merita di essere ricordato: “La Lotta dei Falli” (Yobutsu Kurabe), dove alcuni uomini si esibiscono in una prova di potenza sessuale; le dame di corte osservano di nascosto, poi, dopo essersi spogliate, partecipano alla competizione amorosa. Abbiamo anche le numerose versione del Koshibagaki-zoshi, conosciuto anche come Kanjo no Maki (“La siepe dei fuscelli”), ispirate ad un evento realmente accaduto nel 986 alla principessa imperiale Nariko, sedotta da una guardia del corpo durante un viaggio al tempio di Nonomiya. Assai famoso è anche il rotolo di pittura intitolato “Il monaco nella valigia” (Fukuro hoshi ekotoba) che narra la storia tragico-comica di un giovane bonzo sedotto da tre donne libidinose e nascosto nel ripostiglio di un palazzo per soggiacere a continui e sfiancanti amplessi. Alla fine, quando il monaco sarà quasi ridotto in fin di vita, verrà rimandato al suo monastero con un unico vestito ed un ombrello. Non mancano nemmeno gli emakimono dedicati agli amori omosessuali, come il Chigo no Soshi (“I Ragazzi del Piacere”), dove si descrivono, con dovizia di particolari, le vicende boccaccesche di alcuni monaci buddhisti e dei loro novizi. In questi antichi dipinti la pornografia si coniuga alla satira di costume, tendenza che nei secoli successivi si venne attenuando quando dai rotoli dipinti si passò ai fogli singoli con scene separate. Si diffusero così serie di dodici fogli, con dodici scene, ognuna delle quali raffigurava una diversa posizione dell’amplesso; dodici, una per ogni mese dell’anno e per ogni segno zodiacale. Probabilmente, l’ideatore di questa disposizione fu il famoso pittore Tosa Mitsunobu (1434-1525), molto amato dalla Corte imperiale. In seguito, la sistemazione in serie di dodici fogli divenne specifica degli album di xilografie della scuola Ukiyo-e e del genere Shunga. Uno dei primi grandi maestri della scuola Ukiyo-e fu Hishikawa Moronobu (circa 1618-1694), nato a Hoda, in provincia di Awa; figlio di un incisore, fin dalla gioventù praticò il disegno per stoffe, poi si appassionò alla pittura e alla xilografia. Moronobu fu un famoso disegnatore di libri: dal 1672 al 1694 ne illustrò quasi 150 ! I suoi temi prediletti erano le usanze delle case da tè, le danze gioiose, lo sfarzo dei costumi, i teatri popolari; per queste stampe applicava a mano tocchi di verde e di arancio per rinvigorire il disegno. Tecnica che poi superò in favore della pura stampa monocroma, la sumi-e , dal tratto efficace e vigoroso. Nell’ultimo periodo della sua carriera, Moronubu fu un prolifico autore di Shunga, contrassegnate da un tratto vigoroso che accentuava sempre più il vero; tra le sue stampe pornografiche si ricordano le “lotte falliche” che sembrano riprendere il già citato Yobutsu Kurabe , le scene dello Yoshiwara e le figure dei “suonatori coreani”dagli organi sessuali smisurati. Fin da questi primi album pornografici non si ponevano limiti alla rappresentazione della sessualità in ogni suo aspetto: dalla posizione degli amplessi, alle esplicite descrizioni dei genitali, spesso rappresentati con dimensioni enormi e spropositate. Ma anche la brutalità delle raffigurazioni anatomiche faceva parte di un codice di segni ben preciso e organizzato. Il lavoro di Moronobu influenzò grandemente moltissimi discepoli e pittori successivi. Fra questi meritano di essere ricordati Sugimura Jihei (1681-1697?), Torii Kiyonobu ( 1664-1729) e Okumura Masanobu (1686-1764). Il primo, fu uno dei maggiori disegnatori erotici;il secondo portò il genere del disegno per cartelloni e programmi di teatro a vera dignità d’arte; Masanobu, anziché ritrarre attori, preferì esaltare la bellezza femminile con un innato senso di grazia e un disegno raffinato. Questi artisti introdussero nella stampa xilografica il procedimento della colorazione a mano con tinte aranciate, rosse, turchine, brune, gialle, porpora e con applicazione di oro a corpo; caratteristica fu la divisione dell’incisione in trittico, con i fogli che potevano essere offerti separatamente. Con il passare del tempo, ad Edo, il genere Shunga cadde in un certo manierismo. Nello stesso periodo, fra Kyoto ed Osaka, si ebbe una svolta stilistica profonda grazie all’opera di due grandi artisti: Nishikawa Sukenobu (1671-1751) e Tsukioka Settei (1710-1786). In queste città lavorò anche Yoshida Hambei (seconda metà del 1600), altro famoso creatore di Shunga dallo stile piuttosto schematico e primitivo. Sukenobu, instancabile illustratore di libri è famoso per le stampe erotiche di grande formato, dal disegno delicato e colorate a mano; le sue stampe inaugurarono un nuovo tipo di bellezza femminile, più grazioso e soave, ed introdussero una certa venatura ironica che sembra vivacizzare l’espressività dei personaggi rappresentati. Dobbiamo ricordare che, proprio durante il periodo in cui questo pittore stava raggiungendo maggior fama, il governo dei Tokugawa emanò un primo decreto (1722) contro il teatro Kabuki, la letteratura e la stampa pornografica . La misura restrittiva, come abbiamo già accennato, intendeva colpire soprattutto gli artisti sempre molto critici nei confronti del governo. Un secondo editto fu emanato nel 1790. Nonostante le misure governative la produzione del genere Shunga non si fermò, anche se si abbandonò momentaneamente la stampa a grande formato (oban) per quella più piccola dei libri. Fu in questo periodo contrastato che si affermò ad Osaka il pittore Tsukioka Settei , autore di molti libri illustrati e di Shunga. Settei fu un disegnatore straordinario di nudi ed accentuò la tendenza all’ironia di Sukenobu; i suoi dipinti, che spesso hanno effetti quasi di miniatura, sono impreziositi dall’uso di polvere d’oro e d’ argento. Acuto osservatore dei costumi sessuali del suo tempo e buon conoscitore di anatomia, Settei ci ha lasciato una straordinaria successione di dipinti e stampe pornografiche; fra queste meritano di essere ricordate le  scene di sesso, ognuna delle quali corrispondente ad un mese dell’anno, raffigurate su alcuni dei suoi rotoli pittorici. Settei ebbe molti discepoli e allievi, ma con Suzuki Harunobu (1725 circa-1770) il maggior polo di attrazione della stampa erotica si trasferì nuovamente ad Edo. Harunobu, il rinnovatore dello Ukiyo-e, fu il perfezionatore geniale del procedimento tecnico della policromia, che impiega tante tavole incise quanti sono i toni richiesti di colore. Harunobu inaugurò la tecnica di stampa policroma (nishikie-e) utilizzando matrici lignee fino a dodici colori. La sua conquista è documentata da una pleiade di stampe veramente belle,intagliate con precisione,con le tinte perfettamente armonizzate,pure e brillanti. Disdegnoso ad abbassarsi a ritrarre gli attori, che paragonava ai mendicanti, ma sensibile alla bellezza femminile al suo primo sbocciare, Harunobu amò disegnare giovani donne, esili e sinuose, dagli occhi ingenui ed i capelli tirati sulla fronte e piegati a ricciolo sulla testa. Queste fanciulle incantano e sono fra le più giovani mai rappresentate nelle stampe giapponesi; sembrano fiori che segnano il ritmo del tempo e delle stagioni. Avvolte nei variopinti Kimono, che si aprono per un colpo di vento, paiono guardarci con ingenuità, ma attirano i complimenti, provocano, anche se poi mostrano sorpresa e imbarazzo. Harunobu trattò il tema pornografico con estrema delicatezza quasi a voler sublimare la carica erotica nel sogno. Tra le migliori serie di stampe Shunga dobbiamo assolutamente ricordare la famosa Furyu Enshoku Maneemon (“Le avventure erotiche di Maneemon”, del 1768) che ha come protagonista la piccola Maneemon che di nascosto si diverte ad osservare le più diverse avventure amorose. La morte prematura del maestro lasciò un vuoto profondo; la sua arte fu continuata, senza tuttavia cadere nel solco dell’imitazione, dall’allievo migliore Isoda Shobei Koryusai (attivo dal 1760 al 1786 circa) che apparteneva ad una famiglia di samurai ma che fu anche pittore. Koryusai non raggiunse mai la spiritualità ed il lirismo del maestro ma ne sviluppò la forza del disegno, rappresentando mirabilmente e con una certa originalità il nuovo tipo di bellezza femminile che si stava affermando nello quartieri del piacere. Il cambiamento della moda non riguardò soltanto gli abiti, che divennero più sfarzosi, ma anche l’acconciatura dei capelli: pettinati in alto e ad ali sulle orecchie, appuntati con spilloni ( binsashi) di bambù o di osso di balena. Le donne di Koryusai persero del tutto il ricordo della ”fragilità“ sensuale di Harunobu e divennero figure opulente e vigorose, plasticamente avvinghiate nel gioco d’amore. Anche la rappresentazione degli organi genitali fu enfatizzata. Caratteristica è la colorazione delle stampe, con predominio di arancione scuro, di turchino e di nero dati a larghe zone. A questo proposito basta guardare alcune sue stampe policrome, come lo Henshoku ho ya ho (“Colori sensuali, Fenice libera in un campo”) ed i “Dodici incontri sulla via della sensualità” (Shikido torikumi juni-ban) realizzate intorno al 1775. Koryusai dette un’impronta allo Shunga dalla quale gli artisti successivi, per decenni, non riuscirono più a staccarsi. E’ il caso di Katsukawa Shunsho (1726-1792), detto Jusuki, autore di ritratti di attori, di scene teatrali in trittici xilografici con vivaci colorazioni e di straordinarie illustrazioni per libri erotici, come “Le poesie del cuculo”(Ehon haikai yobukodori, del 1788) o “L’anatra mandarina” (Ehon oshie-bon), dove l’estremo realismo si coniuga alla tendenza a descrivere psicologicamente le scene d’amore. Un suo allievo, Yushido Shuncho (attivo fino al 1800), uno dei più prolifici autori di stampe erotiche, sviluppò ulteriormente gli aspetti statuari e muliebri delle bellezze femminili. In questo periodo si venne affermando anche Torii Kiyonaga (1725-1815) che, con la sua eccezionale abilità per la policromia e con nuovi canoni estetici, segnò l’apogeo dello Ukiyo-e. Dopo le donne di Moronobu, grassottelle e robuste, ma di nobile portamento, e dopo le leggiadre ed acerbe bijin di Harunobu, Kiyonaga ci offre un nuovo tipo di donna: la fanciulla fattasi donna, più matura e consapevole della sua bellezza. Nel “quartiere dell’amore” di Edo, Kiyonaga trovò il suo mondo figurativo e la giornata delle cortigiane divenne il tema di quasi tutte le sue stampe: il risveglio, il bagno, la toilette, gli abiti sfarzosi, le musiche, gli ammiratori e gli amori. Kiyonaga codificò, per così dire, la forma definitiva della beltà femminile del Giappone: corpo allungato, volto ovale, purezza del profilo, membra delicate ed eleganza. Questo grande maestro disegnò solo nove libri ed album di stampe erotiche. Forse lo stile, troppo ieratico, poco si addiceva al soggetto; al di là di ogni valutazione, possiamo, senz’altro affermare che alcune sue raccolte come Imayo junikagami (“Specchio delle 12 scene delle cortigiane”) e Shikido juni-ban (“Le 12 scene dell’erotismo”, del 1784) hanno avuto una importanza fondamentale nella storia del genere. Tutti gli artisti dell’epoca subirono in qualche modo l’influsso di Kiyonaga e dalla sua arte discesero i maggiori rappresentanti della xilografia giapponese. Fra questi Kitagawa Utamaru (1753-1806), una delle figure più importanti della pittura orientale moderna. Pittore delle “case verdi”, che assiduamente frequentava la notte per trarne le ispirazioni ed i soggetti delle sue stampe, Utamaru è uno degli artisti giapponesi che hanno conquistato maggior interesse in Occidente. Nel 1804, l’anno in cui uscì il suo “Annuario delle case Verdi” (Seiro yehon nen ju gyoji) l’artista fu condannato al carcere per aver pubblicato alcune incisioni criticanti la vita dissoluta di Iyenari, lo Shogun al potere. Utamaru nelle sue pitture cercò di rendere il senso del movimento, anche esasperato, e le pose più eccentriche; instaurò una nuova estetica delle proporzioni con figure dal volto e dal corpo allungato, che piacque al gusto dell’epoca e assicurò ai suoi fogli la più incredibile fortuna. La donna di Utamaru è la cortigiana della più alta classe, educata sin dall’infanzia a tutte le arti del sapere, della bellezza e dell’amore, che di giorno diventa una creatura fragile, flessuosa, pallida e soave. E’ una donna viva, animata, ardente che partecipa alle scene, gioiose e movimentate, che le sue stampe rappresentano. Nelle stampe Shunga, il grande pittore non volle soltanto esaltare la sensualità ma cercò di introdurre anche una “dimensione psicologica”assolutamente estranea a tutta la precedente tradizione. I suoi disegni non sono, così, solo una meccanica ripetizione di amplessi, ma cercano di entrare ( dalle espressioni degli occhi, dalle curve sottili della bocca,dalle pieghe degli abiti, ecc.) nel substrato inconscio stesso del rapporto amoroso. Forse proprio per questo ci sembra così contemporaneo. Utamaru nei suoi dipinti cercò il realismo della vita e questo lo spinse, a differenza dei grandi artisti che lavoravano di fantasia e utilizzavano “cartoni” da studio, ad impiegare come modella, anche per le posizioni del corpo da dipingere nello Shunga, la sua unica, giovane, sorella. La sua serie più famosa di stampe pornografiche è il “Poema del guanciale” (Uta Makura, del 1788) che forse è anche una delle opere più belle di tutta la storia dell’Ukiyo-e. La morte di Utamaru rappresentò la fine di un’epoca. Ma un altro formidabile maestro cominciò ad affermarsi: Katsushika Hokusai (1760-1849), forse il più grande di tutti i pittori dell’Ukiyo-e. Hokusai fu uno dei primi pittori ad apprendere le regole della prospettiva occidentale di cui si servì spesso: dodici paesaggi del 1796 e otto vedute del lago Biwa ne traggono largo vantaggio. Il periodo della sua piena affermazione si ebbe intorno al 1800, quando divenne maestro tanto di figurativo che di vedute paesaggistiche. Il paesaggio destò nel maestro il più grande rispetto; le sue immagini sono eleganti, sottili, delicate; la tavolozza è sobria e severa, con predilezioni per il verde, il turchino, il grigio ed il giallo. Tra le principali serie di stampe di paesaggi di Hokusai, dobbiamo assolutamente ricordare le famose “ Trentasei vedute del monte Fuji”(Fugaku sanju-rokkei, 1829-32).Nonostante la fama visse povero, lavorando a vil prezzo per i librai sino alla tarda età, costretto ad evitare i creditori e a cambiare frequentemente di domicilio per non farsi trovare. Acuto osservatore del vero, mentre i pittori dell’Ukiyo-e disegnavano ancora ritratti di attori e eleganti siluette di cortigiane, Hokusai evocò anche il mondo dei lavoratori, dei poveri,dei malati,degli storpi e dei mendicanti. Era una cosa nuova ed inaudita per l’allora vita nipponica che trascorreva gaia e senza nubi. Il 1812 segnò una data importante nell’opera di Hokusai: l’uscita del primo volume del celebre Manga (“Disegni in balia dell’idea”,cioè:in libertà), una inesauribile raccolta enciclopedica figurata, nella quale disegni freschissimi e pieni di brio illustrano la vita di ogni giorno, le leggende, le favole, le storie. Vi si notano una straordinaria conoscenza dell’anatomia ed una grandissima somma di acute osservazioni; grande spazio ha anche la caricatura ed il grottesco. Il Manga è una profusione di immagini,un’orgia di disegni a matita e schizzi realizzati a mano libera;l’ultimo volume (il quindicesimo)fu pubblicato nel 1878,molti anni dopo la morte del maestro. Hokusai, che dal 1782, si dedicò anche allo Shunga ci ha lasciato opere di assoluta originalità e rigore stilistico.Si ricordano, in particolare, gli album Ehon azuma nishiki (“Broccati dell’est illustrati”, probabilmente del 1810), i “Modelli illustrati di coppie di amanti” (Ehon Tsuhi no hinagata, forse il suo capolavoro, del 1811) ed il celebre “Piviere sopra le onde”(Nami chidori, circa 1820). Il maestro inserì il grottesco anche nel genere pornografico; al libro Kinoe no Komatsu (“languire d’amore”, 1814) appartiene la celebre illustrazione raffigurante una donna nuda, con due polipi che la stanno succhiando. L’opera ispirò il disegno di Félicien Rops, La Pieuvre, del 1900. Altri suoi celebri album pornografici sono: Tsumagasane (“Vesti sovrapposte”) e Fukutoku Wagojin (“I due dèi dell’unione e felicità”).Le protagoniste femminili di queste stampe sono creature morbide,concretamente in carne,dotate di grazia innata ed eleganza. Dopo la morte di Hokusai le musicali composizioni paesaggistiche di Ando Hiroshige (1797-1858) segnarono l’ultimo momento di splendore dell’Ukiyo-e. Nessuno meglio di questo maestro ha cantato ,con smagliante policromia,il paesaggio della sua terra natia,le piogge,le nevi, i chiari di luna,i notturni. Hiroshige fu un puro “impressionista” molto prima di Claude Monet. Si dedicò anche al figurativo e le sue composizioni possono vantare la forza e la dignità di quelle di Hokusai;recentemente gli sono state attribuite anche alcune opera Shunga,come:”I broccati di Edo”(Edo nishiki, un libro illustrato databile intorno al 1850). La stampa erotica non finì con la morte di Hokusai e continuò con gli ultimi due grandi artisti dello Shunga: Utagawa Kunisada (1786-1864) e Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) autori di alcune stampe tra le più belle di tutto il genere. Famosi per le rappresentazioni di guerrieri, attori e cortigiane, cercarono di raggiungere effetti sempre più raffinati utilizzando pigmenti colorati densi ed uno stile che potremmo definire più “espressionista”. In alcune delle loro stampe del genere Shunga appare la tendenza ad accentuare in chiave aggressiva e sadica l’erotismo. Tendenza che si svilupperà nella violenta e turbolenta epoca Meiji (1868-1912) quando si diffusero anche immagini con scene di stupro. L’ultimo tra i pittori giapponesi degli inizi del Novecento che praticarono lo Shunga fu Hashiguchi Goyo (1880-1921) che pose una grande attenzione descrittiva nell’indagare il corpo femminile. Goyo è stato principalmente un disegnatore ad inchiostro anche se realizzò alcune xilografie nel solco della tradizione di Utamuru e di Harunobu. Ma ormai la grande tradizione dello Ukiyo-e e dello Shunga stavano volgendo al tramonto ; l’introduzione della fotografia erotica e pornografica europea ed americana ne decretarono la fine.