Saggistica

La religiosità Andina

Saggio Introduttivo (una parte) di Silvio Calzolari storico delle religioni, tratto dal testo "AYNI lo spirito del Colibri" di Yelitza Altamirano Valle, edito da Edizioni MIR

AyniLe regioni delle Ande centrali che comprendono parte del Perù, dell'Ecuador, del Cile settentrionale e della Bolivia erano occupate, al tempo della conquista spagnola, da un grande e potente impero. Gli indios lo chiamavano Tahuantinsuyu, il "Regno dei quatto Cantoni", alludendo alla sua vasta estensione che sembrava abbracciare i confini stessi del mondo. Si tattava di un impero enorme che si estendeva a nord sino al golfo di Guayaquil e alla città di Quito e a sud sino al 30° parallelo.

Il principio del male nel Buddhismo: storie di tentazioni e illusioni d'inferni

di Silvio Calzolari

Il problema del male ha sempre preoccupato, angosciato, lasciato profondamente perplessi gli uomini di ogni era e civiltà. Perché si soffre? Perché si muore? Quali sono le origini, le ragioni del male? Esiste il male come categoria assoluta, trascendente, oppure scaturisce dall'uomo perché insito in lui? A rigore, la morte potrebbe forse essere accettata, se indolore, serena, suggello d'una lunga vita; sono la sofferenza, lo strazio, la malvagità umana che lasciano sbigottiti. Come si possono situare queste realtà in un quadro comprensibile del mondo? Le soluzioni sono essenzialmente tre.

Alchimia cinese e sincronicità

di Silvio Calzolari

Prima di tutto vorrei fare alcune considerazioni sul diverso modo di pensare di Occidente ed Oriente: il primo è analitico, individualista e lineare; l’altro è circolare, oggi potremmo definirlo: “olistico”. I cinesi credono nel mutamento costante e, dall’osservazione degli eventi, cercano i nessi tra le cose, perché ritengono che sia impossibile capire la singola parte senza considerare il tutto. In altre parole, prestano attenzione, non solo agli oggetti, alle singole cose, ma anche a tutto ciò che li circonda e alle loro relazioni. La comprensione della realtà presuppone l’analisi di numerosi fattori che interagiscono tra loro in maniera complessa; Oriente e Occidente hanno sistemi di pensiero diversi e utilizzano sistemi differenti per interpretare il mondo. L’esistenza di modi alternativi di pensare apre la strada a numerose domande. Da dove si originano questi diversi codici interpretativi? Nel linguaggio? Nei sistemi sociali? O in cosa altro? E cosa continua a farli funzionare ancora oggi, in un mondo sempre più globalizzato? Sono domande che ci porterebbero assai lontano e che esulano da questa nostra trattazione. Ma ci aiutano a capire quanto possa essere difficile cercare di interpretare il pensiero cinese alla luce dei sistema logico occidentale. Ancora più difficile è cercare di trasmettere i concetti cinesi in codici linguistici diversi. Quando utilizziamo termini come: ”Logos”, “Spirito”, “anima”, “santo”, “religione”, solo per citarne alcuni, facciamo accostamenti ampiamente soggettivi e arbitrari.

Lo SHUNGA GIAPPONESE: lo specchio della vita e dell’amore

di Silvio Calzolari

Le prime xilografie giapponesi comparvero nel XIV ° secolo ed ebbero sempre carattere e contenuto religioso. Furono eseguite da monaci buddhisti che copiavano ed intagliavano su tavolette in legno di pero e di ciliegio le opere d’arte che si conservavano nei templi, per divulgarne la conoscenza e la diffusione tra i devoti ed i pellegrini. Naturalmente le prime immagini furono quelle delle divinità e dei fondatori dei vari monasteri. La migliore fioritura xilografica si ebbe solo due secoli dopo, sotto la dinastia della famiglia dei Tokugawa (periodo di Edo, 1603-1867). In quel periodo, con il mutare delle condizioni sociali, l’arte fino allora privilegio esclusivo del clero e dell’aristocrazia si avvicinò alla nuova società urbana emergente, alla classe borghese dei mercanti e dei commercianti che cercavano i piaceri mondani nel teatro e nella vita allegra e spensierata dei quartieri delle case da tè. Durante il periodo denominato Genroku (1688-1703) ad Edo (antico nome di Tokyo) l’accumulo del profitto da parte dei mercanti aveva determinato la nascita di nuove ricchezze che favorirono il fiorire del teatro popolare del Kabuki e lo sviluppo del “quartiere del piacere” (Yoshiwara, la “città della notte”).

Il tatuaggio giapponese

di Silvio Calzolari

La prima macchina fotografica che giunse in Giappone fu un apparecchio per ottenere immagini con il procedimento di Daguerre, importato a Nagasaki, nel 1848, da un ricco mercante del luogo. Dello stesso periodo, o di poco successive, sono le prime lastre argentate sviluppate da fotografi stranieri, giunti al seguito della flotta del Commodoro Perry (1853) quando il Giappone si aprì al commercio internazionale. Grande importanza hanno anche le lastre all’albumina di Antonio Felice Beato (1834/35-1907), un veneto in seguito naturalizzato inglese, che aprì a Yokohama (zona portuale di Edo, l’antico nome di Tokyo), un atelier fotografico. I tatuaggi giapponesi,allora molto in voga in alcune classi sociali,corporazioni e gruppi,divennero uno dei soggetti più amati e rappresentati dei fotografi occidentali.

L’al di là buddista: il “paradiso“ del Buddha Amitabha

di Silvio Calzolari

1) Uno sguardo alle origini

Mi piace iniziare il nostro viaggio nell’al di là e nei “paradisi” buddisti proprio con la domanda che l’uomo si pone da sempre: Chi sono io?

Una volta il filosofo Arthur Schopenhauer camminava lungo una strada immerso nei suoi pensieri quando andò a sbattere violentemente contro un passante che, incollerito, gli urlò contro: ”Guarda dove vai. Chi credi di essere?”. Il filosofo, ancora

Chi sono? Cosa è l’io? Nessuno lo sa.

Maitreya: Il Messia d’Oriente

di Silvio Calzolari

Uno degli aspetti più importanti in molte religioni- e anche in quella galassia (o nebulosa) di scritti e personaggi appartenenti ai vari movimenti New Age – è l’annuncio e l’attesa di un Salvatore futuro, profeta, messia e taumaturgo, capace di instaurare sulla terra un secolo “aureo” di pace e d’armonia. Parlare di messianismo significa riflettere sulla “realtà ultima” immaginando un possibile futuro. Subire il fascino del futuro ci porta a considerare la nozione di “tempo” che non tutte le civiltà e culture immaginano allo stesso modo. Dobbiamo così iniziare a distinguere tra culture che hanno una visione del tempo “lineare“ e altre che ne hanno invece una “ciclica”. Tra queste due visioni la differenza è nettissima : la concezione “lineare“ presuppone che il tempo, come la storia, abbia un inizio ed una fine , l’alfa e l’omega; quando finirà di scorrere si apriranno le porte dell’al di là. Si ipotizzano così una fine del mondo definitiva e un “giudizio universale”. La concezione “ciclica“ propone invece un éschaton (realtà ultima) che definitiva non sarà mai.

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