Il principio del Male nel Buddhismo

Il principio del Male nel Buddhismo

Storie di tentazioni e illusioni d’inferni

Autore: Silvio Calzolari
Collana: Biblioteca ICOO – N° 13
Pagine: 368
Formato: 14 x 21 cm
ISBN: 978-88-7984-670-7
Prezzo: 24,00 euro

Il concetto del male ha sempre preoccupato, angosciato, lasciato profondamente perplessi gli uomini di ogni era e civiltà. Perché si soffre? Perché si muore? Quali sono le origini, le ragioni del male? Esiste il male come categoria assoluta, trascendente, oppure scaturisce dall’uomo perché insito in lui? A rigore, forse, la morte potrebbe essere accettata, se indolore, serena, suggello d’una lunga vita; sono la sofferenza, lo strazio, la malvagità umana che lasciano sbigottiti.

Bene e male, luce e tenebra, come aspetti contrastanti d’ogni cosa sono sempre stati dall’origine del mondo o sono solo il risultato del nostro modo di pensare? Il male ed il bene possono esistere senza l’uomo? Se si accetta l’esistenza di un essere divino perfettamente buono ed onnipotente come si può giustificare il male? Ovunque il male rappresenta la trasgressione, il disordine, la separazione; è ciò che distrugge, il caos, il nemico, il diverso, le forze misteriose e pericolose della natura, tutto ciò che procura ostacoli e squilibri interni ed esterni. Come si possono situare e giustificare queste realtà in un quadro comprensibile del mondo?

Nel Buddhismo, il male fu personificato nella figura di “ Ma*ra” che appare come la controparte negativa del “Risvegliato”, cioè di Buddha. Per tutta la vita quel malvagio seguì il Principe “Shakya*muni” come un’ombra e lo perseguitò. Nelle sacre scritture del Buddhismo, “Ma*ra” appare come il tentatore, la personificazione del principio che porta alla disarmonia e che ostacola, o cerca di ostacolare, ogni sviluppo spirituale. Ma, paradossalmente, sembra indispensabile al raggiungimento del “Risveglio” del “Siddha*rta”. Perché sarà solo con la vittoria sul turbinio delle passioni che nacquero nel giovane Principe la benevolenza e l’Illuminazione. Sebbene comunemente si affermi che Buddha abbia definitivamente sconfitto “Ma*ra” al momento del “Risveglio” sotto l’albero della “Bodhi”, quell’entità malvagia continuerà ad interagire con il Buddha fino all’ultimo giorno della sua vita. Le due figure sembrano abbracciate in una simbolica danza quasi a rappresentare l’eterno conflitto fra le forze del bene e della luce, con quelle del male, del caos e del disordine spirituale e morale.

In questo libro, che non vuole avere un carattere specialistico ma divulgativo ed interdisciplinare, l’autore vuole mettere in luce il concetto del male così come fu (e come è ancora) interpretato dal Buddhismo. È un lungo viaggio nei secoli, ma anche attraverso culture profondamente diverse, nell’ambito di un immaginario religioso spesso misterioso e di non facile comprensione. Questo libro, nella sua unicità (è uno dei pochissimi libri sull’argomento nel panorama editoriale italiano) sarà senz’altro di grande utilità per tutti coloro che, praticanti o non, amano l’Oriente ed il Buddhismo nelle sue infinite declinazioni.