Prefazione di Silvio Calzolari a Ecce Homo - Il Nuovo Uomo di Louis-Claude de Saint Martin

Ecce HomoI due libri di Louis Claude de Saint Martin (Ecce Homo ed Il Nuovo Uomo, pubblicati entrambi nel 1792), che qui presentiamo, parlano dell'uomo con i suoi limiti e le sue miserie e di Dio. Parlano del ruolo di Dio nella vita dell'uomo, nei suoi desideri, nelle sue aspirazioni e della realizzazione dell'unità con il Creatore. Segnano un momento significativo dell'itinerario spirituale del Filosofo d’Amboise che, mosso dalla ricerca per la Verità, riuscì a penetrare negli abissi più profondi della psiche umana e del mondo dell'invisibile.

Louis Claude de Saint Martin era un mistico che cercava di percepire la manifestazione divina all'interno di se stesso. Per poter giungere a questa catarsi finale operò esclusivamente in una dimensione interiore: ora et labora, lasciando da parte ogni implicazione alchemica, teurgico-evocativa o rituale. Per seguire questa via “interna", di natura cardiaca e mentale, abbandonò la dottrina del suo primo maestro, Martinez de Pasqually (1727-1774), e i Misteri degli Eletti Cohen che insegnavano la dottrina segreta della caduta e della reintegrazione dell'uomo. In queste pratiche, mediante le iniziazioni, il candidato era portato, di grado in grado, a risalire la scala reintegrativa, e con la teurgia si mirava all'apparizione di spiriti angelici e alle manifestazioni del mondo soprannaturale, viste come conferme sensibili di rigenerazione della natura divina dell'uomo.

Secolo curioso il 1700! Non fu soltanto il secolo di Voltaire e di Kant, ma anche quello della Teosofia e del Pietismo. Fu un secolo di Occultismo e di società segrete anche insinuate nella politica, fu il secolo della rinascita della Massoneria, della Mistica della Natura (Naturmystik) e della nascita del Romanticismo.

La Teosofia, come possiamo intuire dal nome, voleva essere la "Scienza delle Cose Divine" filtrate però dalla conoscenza. Il teosofo voleva, infatti, conoscere per sapere come salvarsi muovendosi entro gli eterni miti della condizione perfetta originaria, della caduta che avrebbe dato origine alla storia, e della possibilità del ritorno, della reintegrazione. Per fare questo era necessario indagare su quale fosse il rapporto tra l'uno ed il molteplice (visti come due aspetti della medesima realtà), e quale fosse quello tra materia e Spirito, per comprendere quali fossero le vie da percorrere per il ritorno allo stato edenico.

Su questi fondamenti si sviluppò anche la Mistica della Natura. Si postulò l'esistenza di un triangolo DIO-UOMO-NATURA, si sottolineò il primato del mito e la possibilità dell’accesso diretto al mondo cosiddetto "superiore". Sono i tre elementi che compariranno anche nel successivo Romanticismo. La Teosofia proseguì anche la via segnata da Jakob Böhme, il Philosophus Teutonicus della Slesia luterana del primo '600, degenerando però nell'irrazionalismo spesso d'evasione. Il XVIIl° secolo vide l'affermarsi di un mondo picaresco di profeti, veggenti e visionari, di sette e di utopie dove confluì un po' di tutto: Swedenborg ed il suo concetto di Macroanthropos, il Mesmerismo (che con il magnetismo sembrava aprire la via alla dimostrazione della realtà dello Spirito), la "Teologia dell'elettricità", l'alchimia con la spiritualizzazione del corpo, le dottrine dell'esoterismo ebraico, la teurgia, il neoplatonismo panteista del passaggio dall'Uno al molteplice e del suo ritorno nell'Uno, l'utopia dell'uomo che si fa Dio, anzi dell'Uomo-Dio.

Il Pietismo, in particolare, fu un importante punto di raccordo e di convergenza per molti di questi movimenti. Il Pietismo fu un fenomeno proteiforme mirante all'interiorizzazione del Cristianesimo, una forma di Spiritualismo riformato con una forte accentuazione del carattere individuale della religiosità. Per certi versi alcuni suoi “circoli" rappresentarono la naturale continuazione del pensiero di Jakob Böhme: basti pensare a quello dei Filadelfi, tanto inglesi (John Pordage, Jean Leads), che tedeschi (Johann Wilhelm Petersen e la moglie Eleonora). Anche Friedrich Cristoph Oetinger (1702-1782), teosofo pietista fu propagatore e prosecutore dell'opera böhmiana.

Nel corso dei suoi sviluppi il Pietismo accentuò la credenza nel Millenarismo e la dottrina dell'Apocatastasi (ristabilimento di ogni cosa, nell'ordine voluto da Dio, alla fine dei tempi).Con l'introduzione di alcune tendenze scientiste, il Pietismo confluì nel generale clima occultista. In quest'epoca, in questo mondo in fermento, dove la superstizione e la magia convivevano con la Teosofia de dottrine religiose, in Italia, Francia e Spagna, si diffusero anche le dottrine Quietiste che preferivano la mistica all'ascesi, la contemplazione alla meditazione.

Disprezzavano la penitenza e le vie ordinarie della perfezione, in favore della preghiera e dell'annichilimento di tutte le attività nell'abbandono in Dio. Louis Claude de Saint Martin visse tutte le contraddizioni del momento: si avvicinò in gioventù al Mesmerismo, alle dottrine di Swedenborg, al Quietismo (attraverso le opere di Madame de Guyon e di Madame de Bourignon, conosciute tramite il teosofo svizzero Kirchberger von Liebisdorf), al misticismo teosofico e alla teurgia di Martinez de Pasqually.

Dopo la morte di Martinez de Pasqually, al di là d'ogni iter iniziatico che prevedeva la manifestazione esteriore delle forze ultraterrene (chiamate la Chose) si dedicò alla solitaria ricerca di una via interiore che potesse permettere al divino di manifestarsi nell'uomo, come scintilla all'interno del sé che anela a trasformarsi in fuoco.

L'evoluzione del filosofo d'Amboise proseguì e s'intensificò con la scoperta delle opere di Jakob Böhme. Nel 1788 in occasione di un viaggio a Strasburgo ebbe la ventura di incontrare Rudolf Salzmann, librario e editore, e fervente ammiratore del teosofo di Görlitz. Fu proprio Salzmann il mentore biihmiano del nostro filosofo. Nella stessa città frequentò anche Charlotte Böcklin che divenne per lui "un'amica impareggiabile" e lo aiutò a tradurre le opere del mistico tedesco. Probabilmente Louis Claude de Saint Martin, mentre assumeva sempre di più la lezione di Jakob Böhme in chiave antimondana, concepì, elaborò e scrisse L'uomo di Desiderio (1790), Ecce Homo ed il Nuovo Uomo (1792).

L'opera Ecce Homo fu scritta per mostrare a quale grado di bassezza l'uomo fosse caduto e ha per oggetto i pericoli del meraviglioso d'ordine inferiore (sonnambulismo, profezie, veggenze, ecc.) che possono facilmente degenerare in entusiasmo allontanando il ricercatore delle Verità dalla via "interiore". II mondo invisibile per Louis Claude de Saint Martin va cercato all’interno dell'uomo, non fuori di lui. "I falsi miracoli possono spingere a cercare fuori di noi i sostegni che possiamo trovare solo nella nostra interiorità”.

L'opera, senz'altro frutto anche della personale esperienza del nostro filosofo, fu dedicata alla duchessa Luisa di Borbone, sua cara arnica, vittima della febbre per il meraviglioso e l'occulto. Ecce Homo è un libro contro “le vie straordinarie in cui l’errore s’insinua facilmente nella verità”, è un atto di accusa contro veggenti e profetesse che “sapendo unicamente operare effetti illusori e inferiori" cercano di "persuadere l'uomo che egli possiede ancora tutti i diritti e Io defraudano della capacità di capire la propria miseria spirituale e la conseguente esigenza di rigenerazione… Mentre una consapevolezza profonda e assoluta per la propria miseria spirituale è la condizione indispensabile per iniziare la Riconciliazione…" (Ecce Homo). Solo dopo questa purificazione, questa prova di umiltà, solo dopo la “calcinazione" (volendo utilizzare un linguaggio alchemico) si può procedere all’edificazione dell'Uomo Nuovo. Le Nouvel Homme (seconda fase di di questa operazione alchemica: l'opera in bianco, o le nozze alchemiche) sottolinea la necessità della rinascita nello Spirito e dallo Spirito, secondo gli insegnamenti dell'apostolo Paolo "l'uomo nuovo è l'uomo rinnovato nel Cristo, resuscitato, liberato". In questa interpretazione l'opera si inserisce a pieno titolo nell’esoterismo cristiano. Per Saint Martin, che riprende il discorso dell'opera precedente, l'uomo è "un pensiero di Dio”. Non è il pensiero di Dio, il pensiero in assoluto, è solo un pensiero attraverso il quale l'infinità di Dio passa nella sua creatura e la nobilita. Ma la dimensione stessa della vita, dove l’io si muove e agisce, è un chiaro indice del suo limite. L’uomo deve così liberare l'angelo imprigionato dentro di sé per farlo librare verso la luce divina, per fargli avere "la libertà di vedere il volto di Dio”. L’angelo è la saggezza, il cuore dell’uomo è l’amore: l’angelo è il recipiente della luce divina, il cuore dell'uomo ne è I' organo ed il modificatore.

Essi non possono fare a meno l'uno dell'altro e non possono essere uniti che nel nome del Signore, che è ad un tempo l'amore e la saggezza, e che li lega così nella sua unità" (Il Nuovo Uomo. Cap. 2) L'uomo per Saint Martin è pensiero ma anche parola di Dio, ed è proprio quest’ultima che deve far rivivere attraverso l'operazione dello Spirito che trasmuta e rinnova. Il Verbo divino è parola nel suo manifestarsi: La differenza che v1 è tra Dio e noi, è che egli è un Dio pensante, un Dio parlante, un Dio operante; noi siamo un Dio pensato, un Dio parlato, un Dio operato" (Il Nuovo Uomo, Cap. 5).

Il ricercatore della Verità per Saint Martin deve farsi attraversare per intero dalla forza vivificante di Dio con il suo splendore e la sua gioia; ma questa operazione (come un processo di morte e rinascita, come un farmaco per il corpo e lo spirito) si rivelerà molto dolorosa, perché l'anima dell'uomo è "come pietrificata dal crimine e dall'insensibilità". 'insegnamento di Saint Martin in questa prima fase è incentrato sul distacco, operazione che ha la capacità di rendere l’uomo libero dalla soggettività e dalle cose e pronto a ricevere il Verbo divino. Come in Plotino e in Meister Eckhart il distacco conduce “nel fondo dell’anima”; nel profondo del cuore, che è la residenza di Dio, il luogo della nascita di Dio nell’uomo.

Per il filosofo di Amboise, lo scopo da raggiungere è la nascita del Figlio nell'anima, il diventare la parola stessa, nel senso espresso da San Paolo: “vivo, io e non più io, ma Cristo vive in me” (Galati, 2,20). Il distacco e la sofferenza sono vissuti come preparazione all'Annunciazione “dell'angelo che lo Spirito Santo deve sopraggiungere in noi, che la virtù dell'Altissimo ci coprirà con la sua ombra, e che è per questo che il Santo che nascerà da noi sarà chiamato il figlio di Dio", (Il Nuovo Uomo, cap. 6).

Solo così, concentrandosi sulla via interiore, con la sofferenza, il distacco e la preghiera (e Saint Martin ne distingue il vario modo), l'uomo potrà rinascere nello Spirito e la Saggezza Divina fornirà il materiale per l'edificazione del Tempio interiore. L'uomo, ritornato alla purezza delle origini, lascerà cosi agire in sé il Principio, e farà crescere nel suo cuore la Parola, il Figlio, che però andrà nutrito ogni giorno degli stessi elementi che gli hanno dato la nascita: "Fai colare ad ogni istante su di lui il sangue dell'alleanza che deve preservano dalla spada dell'angelo sterminatore, inoltre, fai penetrare incessantemente in tutte le sue vene, quello stesso sangue dell'alleanza che deve dare la morte a tutti gli egiziani ... Lascia scorrere nelle sue vene quel sangue corrosivo che non avrà affatto riposo, finché non abbia consumato le più piccole tracce del peccato, vedrai cosi le membra di tuo figlio acquistare poco a poco forza e consistenza ... Fai dunque cadere a grandi fiotti questo sangue del dolore su tuo Figlio, tuffalo in questo mare di dolore che solo può dargli e conservargli il sentimento ... " (Il Nuovo Uomo, cap. 10).

Il tema del sangue ricorrerà molte altre volte ne Le Nouvel Homme: è il sangue spirituale e rigenerante del Cristo resuscitato, è il sangue che dissolve e che trasmuta, quasi la tintura mercuriale dell'operazione alchemica. Cristo nel!' alchimia cristiana (Pierre-Jean Fabre) è accostato simbolicamente al Mercurio, o Spiritus Mundi, fattore essenziale per la trasmutazione del corpo dell'uomo - materiale e mortale - in Corpo di Gloria spirituale e immortale. Nel Nuovo Uomo di Saint Martin si può quasi parlare di una vera e propria Teologia del Sangue: "La tua terra tremerà, perché il sangue dell'agnello particolare che è sgorgato in te dall'inizio del tuo mondo individuale, va a penetrare fino alle radici e alle fondamenta del tuo edificio spirituale; e siccome questo sangue è puro, in quanto generato dallo spirito, non potrà cadere su queste fondamenta, e su queste radici che sono impure, senza causare loro una violenta fermentazione, ed un urto di cui lo scuotimento si comunicherà a tutto il tuo essere.

Le pietre si fenderanno, perché il crimine essendo più denso e come coagulato, in te, il sangue dello spirito che è molto più potente del crimine, dissolverà al suo avvicinarsi tutte queste sostanze pietrificate e le romperà, affinché dopo aver rovesciato in te il tempio di Baal, possa procurarsi in tutto il tuo essere un libero corso... " (Il Nuovo Uomo, cap. 67).

Così rigenerato l'Uomo Nuovo sente "che nuota nel sangue del Riparatore, come in un mare abbondante che avviluppa tutto l'universo; sente che i germi ingenerati da questo sangue non sono perituri come i germi terrestri prodotto dalle semplici potenze secondarie, sente che i frutti che ne provengono sono nulli che e soggetti alla legge del tempo... Perciò non vi è alcun dubbio che questo sangue nel quale egli nuota ristabilisca, in tutti i punti del suo essere, la vita che loro manca, e la forza e la sicurezza di cui hanno bisogno... (Cap. 34). Il sangue ci riporta anche all'Eucarestia ed alla sua opera di rinnovamento e rigenerazione per tutta la specie umana: "Il sangue di quella coppa annuncia l'effusione materiale del sangue materiale del Riparatore, I'effusione del suo sangue materiale annuncia l'effusione del suo sangue spirituale del e, nello stesso tempo, questa coppa annuncia l’effusione del sangue corporeo dell’uomo per l’abolizione del peccato, e l'effusione del suo sangue spirituale per la sua rigenerazione particolare, perché il Nuovo uomo non sarebbe stato rigenerato se il Riparatore non si fosse fatto uomo, perché senza dio ciò le vie del nostro sangue non sarebbero state aperte, e questo sangue non avrebbe mai potuto scorrere..." (Cap. 60).

In questo modo, fecondato dal Sangue di vita e con l’Immagine Interiore del Cristo (Parolo/Figlio) impressa nella tabula rasa dell’anima, l’uomo, il pio operatore, come Lazzaro si sveglierà dalle tenebre della morte (cap. 15) e rigenerato, potrà rinnovare l'alleanza con l'Eterno: "Questa stessa Arca santa impegnerà il gran sacerdote del!' ordine di Melchisedek a rivestirti egli stesso dei tuoi abiti sacerdotali che avrà benedetto prima, ti darà con la sua propria mano gli ordini santificanti per mezzo dei quali potrai, in suo nome, versare le consolazioni nelle anime, facendo sentire con 1a tua vicinanza, con il tuo verbo purificatore, e con la santità delle tue luci, che noi passiamo nella schiavitù, nelle tenebre e nella morte, tutti i momenti in cui non siamo affatto direttamente nell'atmosfera del nostro Dio…” (Cap. 16).

Il Figlio annunciato dall'angelo, il figlio concepito nell’uomo per obumbrazione e per l’opera della Spirito è l’uomo rigenerato, è il figlio spirituale nato nella regione dello Spirito e della vita, è il Riparatore. Non possiamo soffermarci a sottolineare tutte le operazioni del Riparatore descritte nel libro da Louis Claude de Saint Martin: riceverà il Triplo Sigillo (azione e nome dello Spirito, del Figlio e del Padre) e ripercorrerà, nel cuore dell’uomo, tutte le tappe della sua esistenza terrena, fino al Golgota e alla Resurrezione.

L'assimilazione del vero mistico con il Cristo è talmente avanzata, da condurre ad una vera e propria trasmutazione dell’anima del primo in quella del secondo. Il Tempio costruito sulla roccia viva nel profondo dell’anima innalzerà le sue Sette colonne verso il cielo: sono le Sette colonne dell'eterna Chiesa di Dio "che si elevano fino alla dimora dell'Altissimo, e di là attingono continuamente la linfa divina, e la riportano fino alle sante fondamenta del Tempio" (Il Nuovo Uomo, Cap. 18).

La base del Tempio è posta nel cuore dell'uomo "che è focolare in cui tutte le parole divine si comprimono e si accumulano, ed in cui sono in una continua fermentazione (Cap. 18). In Saint Martin insieme alla Teologia del Sangue vi è un vero e proprio culto del cuore connesso all’instaurazione del regno di Cristo nell’uomo: Confronta le dottrine degli altri con quella che potrai apprendere dal Dio unico nel santuario unico, che egli si è scelto nel cuore dell’uomo... " (Cap. 27). E ancora: "Non dimenticare che vi sono due porte nel cuore dell'uomo, una inferiore, per la quale egli può dare al nemico l'accesso della luce elementare ... l'altra superiore, per la quale egli può dare allo Spirito con lui racchiuso, l'accesso alla luce divina che può quaggiù essergli comunicata solamente attraverso questo canale…” (Cap. 33). "ll cure è assiso alla destra dell’anima, è esso che deve aiutarla a mettere tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. Lo Spirito è alla sua sinistra per avvertirlo dell'avvicinarsi del nemico..." (Cap. 47).

Il Nuovo Uomo trasmutato sembra, secondo il pensiero del Filosofo di Amboise, acquistare dei diritti attivi sulla natura, al punto da poter cambiare le sostanze che la compongono (Le Nozze di Cana, Cap. 35): "Cosa accadrebbe dunque se il Nuovo Uomo fosse rigenerato in tutto il suo essere? compirebbe più grandi cose che il Riparatore stesso, perché il Riparatore non ha fatto che seminare i germi dell'opera, e il Nuovo Uomo può andare a mietere..." (Cap. 35).

Potrà, fra l'altro, scacciare i demoni e guarire le malattie: "In effetti li Nuovo Uomo v'insegnerà che queste opere sono nel numero dei diritti del vostro essere, ma che non sono, di gran lunga, l'oggetto principale della vostra rinascita...". (cap. 37). La fase culminante del processo imitativo è quella concernente gli avvenimenti della Passione del Cristo e anche il "Vecchio" uomo dovrà passare attraverso una Tripla Resurrezione (del corpo, dell'anima e dello Spirito): "La prima è la più penosa..., è di strappare da tutte le sostanze false di cui è circondato, quelle dei suoi pensieri, delle sue volontà e delle sue azioni che vi si sono inghiottite, e per così dire amalgamate, e che vi stanno come in una vera tomba..., in effetti, è impossibile concepire un'operazione più dolorosa di quella di separare così i differenti metalli, che abbiamo lasciato saldare insieme... La seconda resurrezione sarà di trattenere sui bordi del precipizio, quei suoi pensieri, quelle sue volontà e quelle sue azioni che sarebbero pronti a cadervi, se egli non impiegasse tutta la sua vigilanza a strapparli dalle mani che li portavano già nel sepolcro ... La terza resurrezione sarà quella che egli opererà anticipatamente su quei suoi pensieri, volontà e azioni che, in avvenire, potrebbero essere esposti agli attacchi del nemico, e che vorrebbe provare a corrompere alfine d'inghiottirli con lui nei suoi abissi... perciò lavorerà senza riposo per ottenere che la mano suprema lo circondi, lo sostenga e lo protegga, in maniera che il nemico non possa su di lui avere alcun potere, ed egli vi perverrà allorché avrà soggiogato tutto ciò che è in lui, e potrà dire di sé, ciò che il Riparatore diceva della corruzione esteriore: lo ho vinto il mondo" (cap. 44).

Solo così, dopo le tre Resurrezioni, il Nuovo Uomo potrà unirsi alla Sorgente di Vita e si troverà depositario di grandi tesori (Cap. 46). Questa Sorgente di Vita gli farà scoprire, nelle profondità del suo essere, Sette Sorgenti attive: "Sono come altrettante basi sacramentali che noi tutti portiamo in noi stessi, e sulle quali deve elevarsi tutto l'edificio sacerdotale al quale I' uomo fu destinato per la sua natura prima, e secondo i piani della sua origine.

Sono le Sette colonne prodotte da quella Pietra innata in noi, e sulla quale il Riparatore ha detto che voleva costruire la sua chiesa. Questa pietra è quadrata, e tagliata con lo scalpello dello Spirito, e deve servire da base a questo tempio divino destinato a sostituire nel Nuovo uomo le tende che, fino ad allora, sono state il solo asilo del!' arca santa o della verità... Nuovo Uomo, contemplati dunque con rispetto!

Tu hai, di fronte a te, il santuario e l'unità eterna e Divina; tu hai, nella profondità del tuo essere, la base fondamentale del Tempio, e troverai in attività in esso le Sette sorgenti sacramentali che, essendo vivificate dalla Sorgente di Vita, devono per sempre fertilizzare tutte le regioni che ti compongono. Sta a te vegliare incessantemente, che le acque di questa sorgente di vita non si allontanino dal loro corso naturale, e che vengono giornalmente a restituirsi nei tuoi sette canali spirituali..." (Cap. 46).

Il passo è estremamente interessante e ci può addirittura far pensare ad una qualche fisiologia occulta, simile a quella proposta dallo Yoga induista o dal Taoismo cinese. Per Saint Martin, senza questa trasfigurazione interiore, simile a quella di Gesù, ad opera del Fuoco vivificante (Cap. 51), l'uomo non potrebbe conoscere che solo attraverso le immagini dell'intelligenza, la Sorgente di Vita. Solo così iI Nuovo Uomo potrà salire sul Trono della Gloria (Cap. 56). In questo modo l'operazione e compiuta e la trasformazione dell'anima determina la rigenerazione totale dell'integralità psico-fisica dell'uomo.

In questa prospettiva è proprio il corpo mistico trasmutato a costituire il Centro trionfante, la tappa finale del processo d unitaria reintegrazione. Il Nuovo Uomo assomiglia, in maniera a tratti sorprendenti, a molte opere dell’esoterismo cristiano, della mistica operativa o della teosofia cristiana specialmente dell' epoca barocca. Alcuni elementi sembrano ricondurre anche a Meister Eckhart e a Jakob Böhme. Saint Martin sembra voler sviluppare un vero e proprio metodo, come complesso di regole e discipline mentali (veri e propri Esercizi spirituali), attraverso cui il mistico possa giungere concretamente a formare e ad attivare delle particolari immagini operative che devono imprimere al cuore l'impulso del processo reintegrativo.

Per approfondire opportunamente alcune immagini enigmatiche che compaiono nell'opera di Saint Martin dovremmo analizzare il complesso rapporto tra il Filosofo d'Amboise e l'ermetismo, in un contesto apertamente impregnato d'intenso misticismo.

Le citazioni, nelle sue opere, che si avvalgono di un immaginario simbolico di tipologia prettamente ermetica, sono assai numerose. In questa sede, necessariamente più generale, ci limiteremo a ricordarne solo alcune. Prima di tutto un esempio tratto da I Numeri, opera postuma, più volte pubblicata, ma in modo non sempre rispettoso del manoscritto. L'affermazione di Saint Martin che 3-6-9 è il numero della materia si basa sull'attribuzione numerica agli elementi:

La somma dei numeri del fuoco da 3
Quella dei numeri dell'acqua dà  6
Quella dei numeri della terra dà  9
(L. C. De Saint Martin La Simbologia dei Numeri. Atanòr, Roma, 1976, pg. 49.)

Curiosamente, in Saint Martin non è considerato l’elemento aria. Prima di cercare una possibile interpretazione di questa eliminazione, è utile ricordare che il Rito Scozzese Rettificato di Willermoz, la cui impostazione massonico-simbolica è martinezista e santmartiniana fra le prove elementali a cui è sottoposto il profano manca quella dell’aria.

L’antica numerologia ermetica considerava i quattro elementi in opposizione ed equilibrio perfetti, e poneva al loro centro un quinto elemento ineffabile ed eterico, la quintessenza, elemento immateriale senza la cui esistenza la materia stessa non avrebbe potuto esistere. Ma per Martinez, ed in conseguenza per Louis Claude De Saint Martin, il numero 5 del centro rappresenta l’essere perverso. L’opposizione elementare non era quindi raffigurata come una croce con la quintessenza al suo centro, che avrebbe rappresentato il numero 5, ma come un triangolo con un punto al centro, raffigurazione appunto, del numero 4.

Vi sono, in questa particolare numerologia santmartiniana, alcuni elementi che la pongono in relazione all’ermetismo, ed in particolare ai ritmi delle operazioni ermetiche. (cfr. Robert Ambelain, L’Alchimie Spirituelle.) Il ritmo 3-6-9 è, infatti, una progressione tipicamente ermetica ed è collegato al “trattamento” della Materia Prima (così come era definita da Böhme: “un’acqua viva che è contenuta nel nostro corpo”), di cui Saint Martin non poteva ignorare la natura. Anche nel particolare simbolico del sangue, vi è un rapporto con la Materia Prima e con la Tintura Mercuriale Celeste, citata più volte anche da Jakob Böhme: “la Tintura Divina, il Sole Divino, entrarono nella Tintura e nel Sole umano, nella notte e nel Sole di Adamo: Dio entrò per mezzo del nome di Gesù nell’umanità, nella persona del Cristo, nel mezzo della morte adamica” (Sulla vera penitenza, citato in: Le Chemin pour aller a Christe, Gotthard Schlechtinger, Berlino, 1722 pg. 43). L’Aquarium Sapientum, un testo anonimo di teosofia-alchemica, proveniente da ambienti molto vicini a Böhme, approfondisce e chiarisce il tema: “nell’opera filosofale, per meglio condurla a compimento ed ottenere la Tintura che perfeziona gli altri metalli semplici, bisogna sovrapporre alla Materia Prima, un certo corpo metallico, molto mobile, e, per questo, molto vicino a questa materia prima; molto desiderato ed amato da essa; poi unirli e ridurli in un sol corpo.

Nell’opera teologica pure, se noi vogliamo godere del suo frutto e divenire partecipi della sua natura, bisogna agiungere alla natura divina del Figlio di Dio un altro corpo quasi metallico; la carne ed il sangue, l’umanità o natura umana, creata a sua immagine, il culmine più elevato in dignità tra tutte le creature di Dio, molto vicina a questa natura divina. Bisogna unirle e ridurle entrambe in un certo corpo indissolubile” (Aquarium Sapientum, 1619; trad. francese L’Aquarium de sage, a cura di C. Froidebise, La Table d’Emeraude, Parigi, 1989, pg. 70.

Le sette sorgenti sacramentali, (citate spesso da Saint Martin) che corrispondono ai sette canali, hanno certamente un rapporto con alcuni "nodi energetici" che la teosofia, a d esempio in Joann George Gichtel, aveva indicato in rapporto alla fisiologia occulta.

Vi sono nel mondo mistico, ma soprattutto esoterico di Louis Claude De Saint Martin, dei problemi ancora irrisolti, in quanto l'analisi filologica delle fonti non è mai stata portata a termine, e spesso la critica santmartiniana si è da limitata ad un’analisi interna. L'ampliarsi degli studi da questo punto di vista potrebbe rivelare la "chiave" del pensiero santmartiniano.

Louis Claude De Saint Martin vedeva nel suo secolo una progressiva ed accentuata degenerazione occultista, molto simile a quella dei nostri tempi, ed il suo linguaggio, involuto, oscuro, con continue citazioni bibliche, spesso ai limiti dell’incomprensibilità, rappresenta una corazza impenetrabile ad una lettura formale e superficiale.

Solo dopo una faticosa ed attenta lettura e rilettura dei suoi testi, e con le indicazioni “da bocca ad orecchio” di uno dei rari maestri, si può iniziare una effettiva collazione ed interpretazione dei testi. Da questo punto di vista non può che evidenziarsi l'inserimento di Louis Claude De Saint Martin in una catena iniziatica tradizionale, da cui naturalmente non poteva esulare e che a linguaggio usato serviva unicamente a velare la tradizione perenne dagli sguardi inquisitori, curiosi o profani. Il processo di rigenerazione e di trasmutazione dell'uomo in figura Cristica ha antesignani illustri.

È un processo perennemente attivo e operativo di ascesi descritto per la prima volta da San Paolo nella Lettera ai Calati: "Figlioli miei, che io di nuovo partorisco, finché non sia formato Cristo in voi" (Gal. 4, 19). Anche Ireneo di Lione aveva espresso efficacemente lo stesso concetto: "Quando lo spirito (umano) fuso con l'anima, si unisce al corpo plasmato, per l'effusione dello Spirito (divino) ne sorge l'uomo spirituale e perfetto, quello che è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Se all'anima manca lo spirito, l'essere umano resterà soltanto psichico e carnale, possedendo sì l'immagine nel suo essere plasmato, ma non avendo ricevuto la somiglianza attraverso lo Spirito" (Contro le Eresie). Questa valenza trasmutatoria appare anche in Clemente di Alessandria: "Invero, precisamente immagine divina simile a Dio è l'anima del giusto: in essa, per obbedienza ai precetti, si costituisce e si erge in tempio la guida di tutti, mortali e immortali, sovrana e generatrice del bene, vera mente legge e divino ordinamento e Logos eterno…" (Stromati). "Immagine di Dio è il suo Logos - il Logos divino, figlio legittimo dell'Intelletto, archetipo di luce - e immagine del Logos è l'uomo vero, l'intelletto che è nell'uomo, quello che proprio per questo è detto essenzialmente venuto ali' esistenza ad immagine e somiglianza di Dio; per il senno riposto nel suo cuore esso è assimilato al divino Logos" (Protrettico).

Concorda pienamente con queste parole anche Meister Eckhart quando descrive la generazione del Logos nell’anima, e Silesio il grande mistico della Slesia che in alcuni distici esprime il tema della nascita del Verbo incarnato nell'anima umana:

''Devo di Dio esser gravido:
deve su di me librarsi il suo Spirito
e far vivere veramente Dio nella mia anima.
Che mi giova, Gabriele, il tuo Salve a Maria,
se non hai uguale messaggio per me?
Se lo spirito di Dio ti tocca con la sua essenza
in te nascerà il Figlio del!' eternità.
Se l'anima tua è vergine e pura come Maria
Oh, gioia! Dio si fa uomo ed è anche nato!
Dove? In me: per madre egli mi ha scelto.
Come può accadere? L'anima mia è Maria
cuna il mio cuore ed il corpo è la grotta"
(Angelus Silesius, Il Pellegrino Angelico, a cura di G. Fozzer e M. Vannini, Paoline, Cinisello Balsamo, 1989, pagg. 177 e 248)

L'uomo, nella cui anima il Verbo non si è ancora consapevolmente incarnato, è, in Silesio come in Saint Martin, un Uomo "Vecchio", "esteriore"; Il Vero uomo, l'uomo Nuovo, nasce solo quando il Verbo divino è assimilato, come in un processo trasmutante. Anche S. Paolo afferma qualcosa di simile nella Lettera agli Efesini: "Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo (Ef. 4, 23-24).

È una unione mistica che procede per gradi o fasi, (tutte ben descritte da Saint Martin) attraverso la quale lo Spirito (il Fuoco) di Dio penetra nell'uomo ricreato e la mente (aderendo all'immagine rigenerata) si assimila in essa. È questa la valenza della frase di San Paolo: "E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima-immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Co. 3,18).

Forse proprio pensando a San Paolo (o ad Eckhart con la dottrina dell'immagine) Saint Martin nel Nuovo Uomo afferma che "l'anima dell'uomo deve essere come lo specchio dell'Eterno" (Cap. 28) che riflette attivamente il suo amore e la sua luce. È nell'anima riflettente come uno specchio che si verifica l'incarnazione divina. È in questo luogo che si verifica ogni miracolo autentico, ogni trasmutazione e spiritualizzazione del corpo. È in questo vero e proprio "specchio dell’anima” che si riflette la suprema immagine creatrice: "Il Figlio opera con 1a Sua attrazione nella potenza intellettiva.

La sua ascensione simbolizza quell'azione spirituale e quel!' attrazione nell'intelletto che sono proprie del Figlio: e propriamente ciò che viene definito "Speculazione", ossia: vedere in uno specchio; perché lo spirito umano è ormai trasmutato in un vivido specchio spirituale, nel quale Dio forma lo spirito di verità, e nel quale Lui stesso si insedia per la pienezza della sua grazia. E proprio in questo specchio vivido Dio si rivela: non quale è in essenza, ma in eminentissime e nobilissime immagini e similitudini, fino a ché l'intelletto, cosi illuminato ed elevato, conosca chiaramente, nella sia interezza, in immagini intellettuali senza alcuna possibilità d'errore, qualunque cosa egli possa precedentemente aver udito a proposito di Dio, della fede e di tutte le verità nascoste” (Henricus Harphius, Directorium aureum contemplativorum (1509) Edizione a cura di: J. M. Kelly, Università Pontificia di Salamanca, 1974, pg. 681).

Per Saint Martin (come nell'impetuosa teosofia di Jakob Böhme) Dio è il sole divino cui tutte le anime attingono la luce che garantisce l'esistenza: "Sole Divino, tu in cui tutti gli spiriti e tutte le anime hanno attinto la loro esistenza, tu che domini sul centro del nostro mondo spirituale, come il sole elementare domina sul centro del nostro globo, a te solo appartiene d'illuminare ad un tempo, come lui, tutti i punti della nostra atmosfera, e di bilanciare i pesi delle tenebre con l'abbondanza e la vivacità del giorno che espandi su tutte le parri della regione divina che abitiamo, a te solo appartiene il potere di comunicarci ancora questa porzione di luce che incarichi la nostra anima di versare poi sui diversi climi spirituali dove ci leghi". (Cap. 28)

Un antico rituale martinista, nella sua apertura, rivela ancor più questa centralità del Sole come centro massimo della spiritualità dell'uomo, della natura e dell'essenza stessa del Divino:" Il Sole manifestazione visibile del centro invisibile di ogni vita e di qualsiasi luce, non rifiuta a nessuno i suoi astrali influssi, e ogni essere creato riceve un raggio della sostanza divina.” Nella sua chiusura, invece, afferma la divinità dell’uomo e la sua esaltazione nel Riparatore “O Dio fatto Uomo! O nostra guida, o crocefisso nell’invisibile Sole, aiuta con le tue vivifiche emanazioni la nostra opera di luce e di redenzione.”

Silvio Calzolari