Saggistica

Sedici pitture raffiguranti Arhat Buddhisti nel museo d'Antropologia dell'Università di Firenze

di Silvio Calzolari

Premessa

Nelle raccolte del Museo d'Antropologia ed Etnologia della Università di Firenze fa spicco una serie di sedici grandi pannelli finemente dipinti da un noto artista giapponese del secolo XIX, raffiguranti ciascuno un diverso santo Buddhista - un Arhat. Tali pitture furono eseguite valendosi d'inchiostri neri, grigi, colorati, solubili in acqua; il supporto è di carta.

Vita e morte dei «kagemusha»

di Silvio Calzolari, in Quaderni Medievali n. 3, Editrice Dedalo, Bari, 1982

Shingen, capo del clan Takeda, le cui vicende hanno ispirato Kagemusha, il più recente film di Akira Kurosawa, compare nelle cronache del tempo come abilissimo stratega e guerriero di grande coraggio e intelligenza. Tuttavia, secondo alcune dicerie popolari, anche lui, come altri condottieri del tempo, in certe occasioni, per prudenza, sarebbe stato sostituito da kagemusha ossia da controfigure, se non proprio da sosia. Bisogna ammettere che la storia ufficiale non parla di queste sostituzioni e, secondo i più autorevoli storici giapponesi (come Oku no Takahiro), non esistono documenti attendibili che le attestino. Per meglio analizzare questo aspetto piuttosto curioso e problematico della storia giapponese è nata l’idea di scrivere le pagine che seguono.

Ippolito Desideri

di Silvio Calzolari, Atti del Convegno dal titolo "Firenze, il Giappone e l'Asia Orientale" (Firenze, 25-27 marzo 1999), pubblicati da casa editrice "Olschki", Firenze, 2001

La massoneri e la rivoluzione

di Silvio Calzolari, prefazione a LA MASSONERIA E LA RIVOLUZIONE - Gli scritti di carattere politico, filosofico e religioso di Louis-Claude de Saint-Martin, Libreria Chiari , FirenzeLibri S.R.L., Firenze 2002

Prefazione

CAPITOLO I

Una falsa interpretazione dell'esoterismo tende a considerarlo come una forma mistica o confessionale, avulsa sia dalle grandi correnti evolutive della storia che dall'ambito sociale o politico.

Miti lunari Ainu

di Silvio Calzolari, su "Il Polo", anno XXXVI, n. 4, dicembre 1980 pp. 105-108

Gli Ainu, dalle caratteristiche fisiche e culturali assai diverse dai loro vicini di stirpi mongoliche, abitavano un tempo, oltre che nella grande isola oggi chiamata Hokkaido, ma anticamente nominata Yezo, o Ezo, anche nella metà meridionale dell'isola di Sackalin (in giap. Karafuto), mescolati localmente con Ghiliaki, Oroki e altri gruppi etnici minori.

UNIVERSALITÀ DELL’INIZIAZIONE - II Buddismo esoterico tibetano e giapponese

di Silvio Calzolari, dagli Atti del convegno “Sulla soglia del sacro: esoterismo e iniziazione nelle grandi religioni e nella tradizione massonica” (Milano, Mimesis, 2002)

Questo convegno ha lo scopo di dimostrare l'universalità dell'iniziazione, che è una pratica costante in ogni tempo ed in ogni luogo, con modalità spesso consimili, se non identiche. A questo proposito Renè Guenon definisce la iniziazione come "una presa di possesso cosciente e volontaria della totalità degli stati dell'Essere, realizzazione dell'Uomo Universale". Per il filosofo tradizionalista francese, l'iniziazione consiste nel portare la coscienza stabilmente in un universo diverso da quello del continuum spazio temporale quadridimensionale.

Forme dell'Ana-teismo nel pensiero religioso giapponese

di Silvio Calzolari

Con questa comunicazione, prendendo spunto dal saggio di Richard Kearney sull’Ana-teismo, recentemente pubblicato anche in Italia ("Ana-teismo, Tornare a Dio dopo Dio", Fazi Editore, Roma, 2012), intendo analizzare alcune delle differenti espressioni del fenomeno religioso nella realtà giapponese di oggi. Ho scelto questo Paese come mio territorio di analisi, non solo per il motivo che come storico delle religioni mi sono interessato più volte al Giappone, ma anche perché per gli studiosi occidentali (sociologi, storici delle religioni, antropologi, ecc.) l’Impero del Sol Levante è sempre stato un vero e proprio laboratorio di indagine per riflettere sui problemi suscitati dall’incontro tra culture,religioni e civiltà. La mia analisi inizierà, in maniera piuttosto provocatoria, partendo dallo strano "non interesse" giapponese relativo all’Ana-teismo, proposto dal filosofo irlandese come nuova forma di spiritualità per il Terzo Millennio. Richard Kearney, filosofo, studioso di ermeneutica e figura di spicco della cosiddetta "Postmodern Christianity", con la parola "Ana-teismo", descrive la condizione di coloro, che appartenenti o no ad una religione, si dicono "in ricerca" di un nuovo senso del sacro.

L'Etica di Scientology

di Silvio Calzolari

INTRODUZIONE: LA VIA DELLA FELICITÀ

[Testo in inglese]

Gli esseri umani, per natura, vogliono la felicità e non la sofferenza. Animati da questo desiderio ognuno di noi cerca di raggiungere la felicità e di liberarsi dalle sofferenze, e tutti ci sentiamo in diritto di farlo. In questo senso siamo tutti uguali: occidentali e orientali, ricchi e poveri, Musulmani, Cristiani, Buddhisti, Scientologist, credenti e non credenti. Siamo esseri umani, siamo uguali e condividiamo la stessa speranza di raggiungere la felicità. E qui entra in gioco la filosofia, perché l'uomo non è una creatura che vive nel mondo unicamente in modo materiale, ma ha la capacità di porsi delle domande che riguardano la sua stessa esistenza ed il fine ultimo della vita. Che cosa è l'uomo? Secondo Immanuel Kant è "l'unica creatura" la cui destinazione non coincide con la sola vita naturale, ma con la realizzazione di quel "mondo migliore che egli ha nell'idea" (Costantino Esposito, Pasquale Porro, Filosofia moderna, Laterza, Bari, 2009, pag. 447).

Prefazione a La Danza di Kālī

di Silvio Calzolari

Quando Ermanno Visintainer mi ha proposto di scrivere la prefazione al suo nuovo libro intitolato La Danza di Kālī, ho accettato con grande piacere. Per due motivi. Il primo è perché si tratta di un libro di grande interesse che mi è piaciuto legge-re; il secondo è perché conosco, da tempo, l’autore. Siamo amici, so della sua passione per l’Oriente, per la Turchia e l’Asia centrale; conosco i suoi studi sullo sciamanesimo e sulla pratica del Tai Ch’i Chuan (Tajiquan), so della sua appartenenza, in Thailandia, alla scuola di Asokananda, la Sunshine Network. Conosco e apprezzo le sue ricerche sulla medicina ed i massaggi ayurvedici, ed in particolare sulle tradizioni curative legate alle terapie del contatto, cioè al massaggio, sempre vivo in India, in Thailandia e nello Stato sud-occidentale indiano del Kerala. Lo stato del Kerala è una stretta striscia di terra compresa tra il Mar Arabico e l’impervia catena di montuosa dei Ghati occidentali coperta da fitte foreste tropicali; la particolare geografia unita ad un ecosistema particolare hanno permesso a questa regione di sviluppare sistemi di cura e di massaggio quasi autonomi ed originali. Cosí come hanno trovato sviluppi singolari anche le pratiche della cosiddetta medicina siddha (siddhavaidyam), originaria del Tamil Nadu, uno stato confinante ad est.

Il Tè in Giappone

di Silvio Calzolari

La leggenda narra che il Bodhidharma, (In giap. “Daruma”) fondatore della scuola buddhista Ch’an (in giap.: Zen), giunto a Canton, verso il 520 dopo Cristo, dall’India, abbia intrapreso un lungo viaggio verso Luoyang, capitale dei Wei del Nord. Qui, in una grotta del monte Sung, vicino al monastero di Shaolin, avrebbe meditato in silenzio per ben nove anni davanti ad una parete (o un muro, come vuole un’antica pratica definita in giapp.: menpeki) prima di ottenere il risveglio spirituale. Secondo la tradizione, durante la meditazione, in un momento di stanchezza, quasi si sarebbe addormentato... . Quando se ne accorse, per scuotersi dal torpore, si sarebbe strappato le sopracciglia gettandole per terra. Là, dove queste caddero, sarebbero nate le prime piantine di tè. I cinesi chiamano questa pianta: “ch’a” (o “cha” secondo le moderne trascrizioni) e nello stesso modo è chiamata la bevanda che ricavano dalle sue foglie. Anche i giapponesi, che usano lo stesso ideogramma, la chiamano: “cha” (o: “sa”, nelle parole composte).

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