Saggistica

Prefazione a La Danza di Kālī

di Silvio Calzolari

Quando Ermanno Visintainer mi ha proposto di scrivere la prefazione al suo nuovo libro intitolato La Danza di Kālī, ho accettato con grande piacere. Per due motivi. Il primo è perché si tratta di un libro di grande interesse che mi è piaciuto legge-re; il secondo è perché conosco, da tempo, l’autore. Siamo amici, so della sua passione per l’Oriente, per la Turchia e l’Asia centrale; conosco i suoi studi sullo sciamanesimo e sulla pratica del Tai Ch’i Chuan (Tajiquan), so della sua appartenenza, in Thailandia, alla scuola di Asokananda, la Sunshine Network. Conosco e apprezzo le sue ricerche sulla medicina ed i massaggi ayurvedici, ed in particolare sulle tradizioni curative legate alle terapie del contatto, cioè al massaggio, sempre vivo in India, in Thailandia e nello Stato sud-occidentale indiano del Kerala. Lo stato del Kerala è una stretta striscia di terra compresa tra il Mar Arabico e l’impervia catena di montuosa dei Ghati occidentali coperta da fitte foreste tropicali; la particolare geografia unita ad un ecosistema particolare hanno permesso a questa regione di sviluppare sistemi di cura e di massaggio quasi autonomi ed originali. Cosí come hanno trovato sviluppi singolari anche le pratiche della cosiddetta medicina siddha (siddhavaidyam), originaria del Tamil Nadu, uno stato confinante ad est.

Il Tè in Giappone

di Silvio Calzolari

La leggenda narra che il Bodhidharma, (In giap. “Daruma”) fondatore della scuola buddhista Ch’an (in giap.: Zen), giunto a Canton, verso il 520 dopo Cristo, dall’India, abbia intrapreso un lungo viaggio verso Luoyang, capitale dei Wei del Nord. Qui, in una grotta del monte Sung, vicino al monastero di Shaolin, avrebbe meditato in silenzio per ben nove anni davanti ad una parete (o un muro, come vuole un’antica pratica definita in giapp.: menpeki) prima di ottenere il risveglio spirituale. Secondo la tradizione, durante la meditazione, in un momento di stanchezza, quasi si sarebbe addormentato... . Quando se ne accorse, per scuotersi dal torpore, si sarebbe strappato le sopracciglia gettandole per terra. Là, dove queste caddero, sarebbero nate le prime piantine di tè. I cinesi chiamano questa pianta: “ch’a” (o “cha” secondo le moderne trascrizioni) e nello stesso modo è chiamata la bevanda che ricavano dalle sue foglie. Anche i giapponesi, che usano lo stesso ideogramma, la chiamano: “cha” (o: “sa”, nelle parole composte).

Alcune considerazioni sul concetto di monoke durante l'epoca Heian

Atti del Terzo Convegno Aistugia - 1980

di Silvio Calzolari

Secondo l'antica antropologia cinese, dotta e popolare, nel vivente si agitano le 7 emozioni (ch'i po七po) e le tre energie (san hun 三魂) . Alla morte i po, che costituiscono una specie di anima biologica, tornano alla terra. In particolari circostanze i po non trovano riposo, non si scaricano per così dire, e possono manifestarsi sotto forma d'un'entità spesso malvagia, sempre pericolosa, nota col nome di Kuei (鬼).

Il problema di Okinawa

POGROM Vol. 1 - N. 2-3 (27-30) - 1995

di Silvio Calzolari

Lo stupro di una studentessa dodicenne ad opera di tre marines ha scatenato violente reazioni popolari contro la presenza delle basi americane. In questo modo è tornato d'attualità il problema dell'arcipelago dove sembra che la Seconda Guerra Mondiale non sia mai finita

La solitudine degli Hibakusha

POGROM Vol. 1 - N. 2-3 (23-26) - 1995

di Silvio Calzolari

Sono passati ormai cinquant'anni dall'olocausto nucleare, ma gli effetti della bomba continuano ad uccidere. Ancora oggi nascono bambini deformi, mentre i sopravvissuti sono afflitti da un profondo malessere esistenziale che sfocia talvolta nel suicidio

Burakumin: l'apartheid invisibile

POGROM Vol. 1 - N. 2-1 (15-22) - 1995

di Silvio Calzolari

In Giappone due, forse tre milioni di persone vivono discriminate e ghettizate. Non sono una minoranza etnica, ma giapponesi come un qualunque abitante di Tokyo o di Osaka. Sono i Burakumin, gli "abitanti dei ghetti" vittime di un razzismo anomalo che non farà mai notizia

Un popolo che vuole rinascere

POGROM Vol. 1 - N. 2-3 (9-14) - 1995

di Silvio Calzolari

Pur ridotti a poche migliaia, gli aborigeni del Giappone continuano a battersi per non perdere definitivamente la propria identità culturale. Negli ultimi anni, in particolare, stanno cercando di dare respiro internazionale alle loro rivendicazioni

Cagliostro ed il Rito Egiziano

di Silvio Calzolari

Il Rito Egiziano di Cagliostro è in realtà un’anomalia nei confronti della Massoneria tradizionale. Cagliostro fu ammirato, ma anche avversato dai più notevoli massoni del suo tempo. La sua particolare personalità lo portava a sopravanzare i paradigmi massonici del suo tempo, a considerare la Massoneria con la sufficienza del grande iniziato che si riteneva. Giuseppe Balsamo (1743-1759) alias Conte di Cagliostro, Comte de Phoenix, Marchese Pellegrini ecc. A Malta nel 1766, in compagnia del suo maestro, che indica con il nome d’Althotas, operava alchemicamente con Manuel Pinto de Fonseca, Gran Maestro dell’Ordine di Malta.

La religiosità Andina

Saggio Introduttivo (una parte) di Silvio Calzolari storico delle religioni, tratto dal testo "AYNI lo spirito del Colibri" di Yelitza Altamirano Valle, edito da Edizioni MIR

AyniLe regioni delle Ande centrali che comprendono parte del Perù, dell'Ecuador, del Cile settentrionale e della Bolivia erano occupate, al tempo della conquista spagnola, da un grande e potente impero. Gli indios lo chiamavano Tahuantinsuyu, il "Regno dei quatto Cantoni", alludendo alla sua vasta estensione che sembrava abbracciare i confini stessi del mondo. Si tattava di un impero enorme che si estendeva a nord sino al golfo di Guayaquil e alla città di Quito e a sud sino al 30° parallelo.

Il principio del male nel Buddhismo: storie di tentazioni e illusioni d'inferni

di Silvio Calzolari

Il problema del male ha sempre preoccupato, angosciato, lasciato profondamente perplessi gli uomini di ogni era e civiltà. Perché si soffre? Perché si muore? Quali sono le origini, le ragioni del male? Esiste il male come categoria assoluta, trascendente, oppure scaturisce dall'uomo perché insito in lui? A rigore, la morte potrebbe forse essere accettata, se indolore, serena, suggello d'una lunga vita; sono la sofferenza, lo strazio, la malvagità umana che lasciano sbigottiti. Come si possono situare queste realtà in un quadro comprensibile del mondo? Le soluzioni sono essenzialmente tre.

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