Saggistica

Il tatuaggio giapponese

di Silvio Calzolari

La prima macchina fotografica che giunse in Giappone fu un apparecchio per ottenere immagini con il procedimento di Daguerre, importato a Nagasaki, nel 1848, da un ricco mercante del luogo. Dello stesso periodo, o di poco successive, sono le prime lastre argentate sviluppate da fotografi stranieri, giunti al seguito della flotta del Commodoro Perry (1853) quando il Giappone si aprì al commercio internazionale. Grande importanza hanno anche le lastre all’albumina di Antonio Felice Beato (1834/35-1907), un veneto in seguito naturalizzato inglese, che aprì a Yokohama (zona portuale di Edo, l’antico nome di Tokyo), un atelier fotografico. I tatuaggi giapponesi,allora molto in voga in alcune classi sociali,corporazioni e gruppi,divennero uno dei soggetti più amati e rappresentati dei fotografi occidentali.

L’al di là buddista: il “paradiso“ del Buddha Amitabha

di Silvio Calzolari

1) Uno sguardo alle origini

Mi piace iniziare il nostro viaggio nell’al di là e nei “paradisi” buddisti proprio con la domanda che l’uomo si pone da sempre: Chi sono io?

Una volta il filosofo Arthur Schopenhauer camminava lungo una strada immerso nei suoi pensieri quando andò a sbattere violentemente contro un passante che, incollerito, gli urlò contro: ”Guarda dove vai. Chi credi di essere?”. Il filosofo, ancora

Chi sono? Cosa è l’io? Nessuno lo sa.

Maitreya: Il Messia d’Oriente

di Silvio Calzolari

Uno degli aspetti più importanti in molte religioni- e anche in quella galassia (o nebulosa) di scritti e personaggi appartenenti ai vari movimenti New Age – è l’annuncio e l’attesa di un Salvatore futuro, profeta, messia e taumaturgo, capace di instaurare sulla terra un secolo “aureo” di pace e d’armonia. Parlare di messianismo significa riflettere sulla “realtà ultima” immaginando un possibile futuro. Subire il fascino del futuro ci porta a considerare la nozione di “tempo” che non tutte le civiltà e culture immaginano allo stesso modo. Dobbiamo così iniziare a distinguere tra culture che hanno una visione del tempo “lineare“ e altre che ne hanno invece una “ciclica”. Tra queste due visioni la differenza è nettissima : la concezione “lineare“ presuppone che il tempo, come la storia, abbia un inizio ed una fine , l’alfa e l’omega; quando finirà di scorrere si apriranno le porte dell’al di là. Si ipotizzano così una fine del mondo definitiva e un “giudizio universale”. La concezione “ciclica“ propone invece un éschaton (realtà ultima) che definitiva non sarà mai.

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