San Marco, cresce la mobilitazione «Antidoto contro la nuova barbarie»

Di Rossella Conte, La Nazione, 23 gennaio 2018

Il futuro di un'opera divisa fra tre proprietari che devono dialogare

Il numero di intellettuali che si sta mobilitando contro la chiusura del convento di San Marco cresce giorno dopo giorno coinvolgendo personaggi di spicco di tutta Italia. Spuntano nuovi nomi tra cui Annalisa Vangelista, Marco Vannini, Mariapia Paoli e Margherita Pieracci Harwell. Tutti sostenitori dell'importanza del complesso che fino a questo momento «è stato un punto di riferimento contro la nuova barbarie» attraverso «la sua storia e la sua attività spirituale e culturale». Una decisione, quella della chiusura, che risale al 2013 ma poi rinviata, anche grazie alle numerose petizioni, a quando fosse stato concluso il processo di beatificazione di Giorgio La Pira. Ma il Capitolo Provinciale domenicano tenutosi nel mese di luglio scorso, a sorpresa, ha ribadito fermamente la volontà di sopprimere il convento di San Marco. Un complesso storicamente diviso fra tre differenti proprietari: il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali a cui fa capo il Museo di San Marco, il Fec (Fondo edifici di culto) del Ministero dell'Interno, proprietario della chiesa e di tutti gli annessi, e la Curia a cui fanno riferimento la parte conventuale e la Biblioteca.

Una gestione quindi complessa a cui si aggiungono altre due parti in causa: la Comunità domenicana che ha in affidamento la chiesa e gli spazi conventuali e la Fondazione Giorgio La Pira che opera in alcuni locali dell'ex convento. «C'è bisogno invece di creare una cabina di regia, un luogo di coordinamento che promuova un'identità culturale unitaria di San Marco, sviluppi iniziative di educazione e valorizzazione del patrimonio, reperisca risorse umane e finanziarie per ampliare l'apertura al pubblico, realizzare eventi e sostenere allestimenti e restauri». E' l'appello, promosso da «Quelli del Museo di San Marco», che si rivolge al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, all'Ordine dei frati predicatori e alla Fondazione Giorgio La Pira, ma anche a tutti i soggetti, locali e nazionali, pubblici e privati, che vogliano accettare questa sfida di cambiamento e cogliere l'opportunità di lavorare insieme, per dare a San Marco un futuro degno della sua storia, a cominciare dalla ricorrenza che si celebra nel 2019: 150 anni dall'istituzione del Museo di San Marco. Insomma, una vera e propria scossa per il mondo degli studiosi e per tutta la città visto che insieme alla morte della comunità di San Marco è stata decretata anche la fine di attività di particolare interesse culturale come la Biblioteca di Spiritualità Arrigo Levasti depositaria di un patrimonio librario che conta circa 40mila volumi. Un tesoro che rischia di essere ridotto a mera appendice della Biblioteca Jacopo Passavanti di Santa Maria Novella, come «Fondo di Spiritualità» senza più neppure il nome che la contraddistingue. Perdendo così, si sottolinea, «la sua autonomia e il suo ruolo di catalizzatore e punto di incontro delle diverse istanze culturali, sia ecclesiastiche che civili di Firenze».

D'Abramo e Calzolari